Chrystabell & David Lynch – Cellophane Memories
Recensione del disco “Cellophane Memories” (Sacred Bones Records, 2024) di Chrystabell & David Lynch. A cura di Simone Grazzi.
Ho fatto un sogno. Era lì davanti a me. David. Mi facevo coraggio, mi presentavo, ci parlavo e gli dicevo quanto i suoi film hanno così profondamente cambiato la mia vita, la mia visione laterale delle cose, l’osservazione dei dettagli. Lui mi sorrideva, solare. Poi un autografo, una stretta di mano, un ultimo sguardo e poi un cenno di saluto. Momenti. Attimi.
Ecco, quell’autografo lo tengo gelosamente custodito all’interno di un libro di cinema. Ogni tanto lo riprendo e lo guardo, sospiro, a ricordarmi che tutto quanto descritto è accaduto davvero e che non è stato affatto un sogno. Quei 10 minuti trascorsi a Lucca qualche anno fa, sono e saranno per sempre un segno indelebile nella mia memoria. Regista, artista, pittore, genio. In fondo cos’è un artista se non un individuo capace di vedere ciò che le persone comuni non riescono neanche ad immaginare?
David Keith Lynch è tutto questo. Nel Rinascimento si sarebbe detto “uomo erudito”, persona capace di sviluppare il proprio talento non in una, ma in molte forme di espressione artistica. Ed ecco la musica, musa nella quale il regista di Missoula, Montana, in questi ultimi anni si è cimentato più volte, sia in progetti solisti che, come in questo caso, in collaborazione con altri artisti.
Con “Cellophane Memories”, uscito proprio in questi giorni per l’etichetta Sacred Bones, il binomio Lynch-Chrystabell è giunto al suo terzo capitolo. Dopo“This Train” del 2011 e “Somewhere in the Nowhere” del 2016, eccoci in questo nuovo percorso onirico, fatto di atmosfere da picchi gemelli, logge nascoste dietro alberi di sicomoro, gufi che ti osservano e tazze fumanti di caffè americano.
Rispetto alla produzione solista, decisamente acida, psycho-punk-garage e più sperimentale, i dischi realizzati in coppia con l’artista texana Chrystabell, sono sempre stati più lirici, riflessivi, sognanti e questo nuovo lavoro non fa eccezione. Il mood generale è qui però più dilatato, perduto, notturno, di quelle notti livide, confuse, intrise di fitte nebbie capaci di sfocare anche il più nitido dei tratti a inchiostro nero che più nero non si può.
Se in passato la forma canzone era presente, in un contesto fatto comunque di riverberi ambientali a tratti massicci e atmosfere stranianti, in “Cellophane Memories”, la caduta diviene libera, infinita e ancor più misteriosa che in passato.
Come descritto anche nelle note di presentazione del disco, l’ispirazione per questo nuovo album nasce da una visione onirica che lo stesso Lynch ha avuto durante una passeggiata notturna in una foresta fatta di alberi altissimi, sulle cui cime è apparsa una luce brillante. Contrasti di bagliori e suoni, cieli stellati e foreste oscure, lotta tra il giorno e la notte. Le conseguenze di questi misteriosi contrasti sono alla base delle 10 tracce che compongono questo nuovo pregevole lavoro. La voce di Chrystabell è al solito bellissima e impeccabile, ma questa volta quella innata accecante brillantezza che la distingue, risulta forse un po’ troppo piegata alle atmosfere misteriose del disco. Ad eccezione di You Know The Rest e The Answers to the Questions, dove il suono si fa più ipnotico e diretto, il resto delle canzoni suonano come corpo unico, monocorde, di un’unica composizione che avvolge l’intero disco.
La sensazione che le tracce si somiglino un po’ troppo e che l’esperimento richieda un certo livello di attenzione, appare a tratti molto evidente, tanto che per apprezzare al meglio questo magnifico e solenne percorso fatto di musica, silenzi, luce, oscurità, respiri e ricordi, è necessario concedergli il giusto tempo e spazio.
La dimensione perfetta per assaporare “Cellophane Memories” è attendere il calar della notte, chiudere gli occhi, estraniarsi dal mondo esterno e lasciarsi cadere negli antri che questa misteriosa foresta attraversata, vissuta e sognata dal suo autore, cela al suo interno.




