The Raveonettes – Sing…

Recensione del disco “Sing…” (Cleopatra Records, 2024) dei The Raveonettes. A cura di Simone Grazzi.

Sto cercando di capire da dove iniziare, chiedo scusa per l’incertezza. Non è così facile. Sembra. Potrei iniziare da quella calda mattina di giugno e da quel pallido sole già così capace di riscaldare l’aria fin dalle prime ore del giorno. L’auto partì incredibilmente al primo giro di chiavi e la radio si azionò come sempre in automatico, avvolgendo tutto quanto, me compreso, da quel ritornello psychobilly roller-coaster di Love in a Trashcan. Tarantino, Cramps, brillantina, giubbotti di pelle, graffiti americani, ipnosi! Sarebbe dovuta essere una noiosa mattinata universitaria. Non lo fu più. Stazione di Santa Maria Novella, scale mobili (ovviamente fuori servizio), sottopasso, Galleria del Disco (…tra i pochi negozi di dischi ancora oggi in resistenza estrema nella città degli Uffizi!), entro, rovisto alla lettera R (con l’incertezza che potessero essere catalogati alla T), lo trovo, lo compro! “Pretty in Black”…adesso sei mio!

Ma pensandoci bene potrei iniziare anche da quella foto che mi ritrae assieme a Sune e Sharin a fine concerto. Lui un po’ scazzato, lei decisamente più pimpante, ma entrambi gentili e disponibilissimi. Concerto che non deluse affatto le aspettative.(In apertura ricordo i Musetta…Già, ma che fine hanno fatto i Musetta? A me piacevano!)

Quale che sia il momento da cui partire per esprimere al meglio la mia devozione per i The Raveonettes, ciò che sento di dire è che ogni volta che esce un loro nuovo lavoro (…e purtroppo non accade così spesso quanto vorrei!) sento davvero battere le ali delle farfalle nella pancia. Che bello quando ci sono band e artisti capaci di farti questo!

Sono 7 gli anni trascorsi dal precedente album “Atomized” del 2017 e francamente l’attesa iniziava a farsi sentire. “Sing…”, nono album in studio per la band di Copenaghen, uscito il 19 luglio scorso, è un disco fatto di sole cover scelte tra le canzoni preferite dal duo danese. Il repertorio è vasto e apprezzabilissimo, si va da All I Have To Do Is Dream degli amatissimi e sempre citati Everly Brothers a Leader Of The Pack  dei Shangri-Las, a Goo Goo Muck  dei Cramps, a Wishing diquel geniaccio di Buddy Holly, a Will You Love Me Tomorrow dei The Shirelles fino a quel capolavoro immaginifico che è e che sempre sarà nei secoli a venire Venus In Furs dei Velvet Underground, senza dimenticarsi delle bonus tracks The Kids Are Alright di The Who e The End dei Doors presenti però solo nella versione expanded dell’album. Serve aggiungere altro?

Direi senza dubbio di si perché ciò che Sune Rose Wagner e Sharin Foo sono riusciti ha fare con questa raccolta non è né un’operazione nostalgica né tanto meno un inutile disco di attesa per nuovi lavori a venire. Certo, potrebbe sembrare e la voglia di un nuovo disco di inediti sale adesso a maggior ragione in maniera esponenziale, ma il suono che queste cover mettono in risalto è al 110% puro marchio di fabbrica Raveonettes.

Teste che penzolano verso il basso, rock’n’roll, glitter e tanti tanti echi, su echi…su echi smodati. “Sing…” è un omaggio sincero a ciò che da sempre ha ispirato il duo danese. Si va da reinterpretazioni libere, liberissime, a versioni più fedeli all’originale, ma sempre e comunque sotto il filtro del suono tipico che da sempre contraddistingue i The Raveonettes. Del resto i nostri eroi non sono nuovi a risuonare quelle che sono state le canzoni della loro formazione. (…ascoltare la versione di I Wanna be Adored dei Stone Roses per averne conferma).

Senza ascoltare il disco, tutti gli indizi suggerirebbero una cosa sola, precisa, poi però lo si ascolta, lo si assapora, lo si apprezza e ci si rende conto di esser di fronte a un nuovo capitolo di questa storia, bellissima, che risponde al nome The Raveonettes.

Nella mia personalissima classifica di gradimento, direi che Goo Goo Muck, Wishing e Shakin’ All Over risultano le più convincenti e meglio riuscite, ma se dovessi invece fare un fuori classifica del tipo scansatevi tutti quanti perché non c’è n’è proprio per nessuno, allora All I Have To Do Is Dream e soprattutto Venus In Furs sarebbero posizionate su un gradino a quota da ghiacciai perenni!

Venus In FursVenus In Furs! E aggiungo…Venus In Furs.

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