Sbarco – Sbarco
Recensione del disco “Sbarco” (Argonauta Records, 2024) degli Sbarco. A cura di Lorenzo Stangalini.
Questa è gente che dal palco ci scende sudata ed esausta. Dà tutto e ce la mette tutta per trasmettere concetti e stati d’animo. Il loro “Sbarco” (omonimo) è un percorso mentale attraverso sentimenti che tutti proviamo in diversi momenti dell’esistenza. L’immaginario marittimo riflette perfettamente il feeling dell’album: ti sembra di essere su una nave, in balia della tempesta. Momenti di pioggia infernale, sprazzi di sole, poi vento, paura di annegare, quiete e alla fine tornano i lampi e si ricomincia. Molto probabilmente quel mostro marino, che attanaglia l’imbarcazione in copertina, siamo noi stessi che ci affoghiamo e salviamo continuamente.
Gli Sbarco sono trè persone che danno vita ad un immaginario. Sono individui che sanno cosa vogliono trasmettere. Lo fanno attraverso composizioni articolate, con un ottimo uso di dinamiche e con una costante: il fragore. C’è sempre questa risonanza, questa eco sorda; ricordo recente di un tonfo incisivo e duraturo. Ascoltandolo, ti sentirai come l’albero maestro che pende pericolosamente mentre, a prua, le onde sbattono senza pietà.
“Sbarco“non è un disco per tutti. Continuo a sostenere che, definizioni come questa, siano un complimento e lo scrivo proprio con la medesima intenzione. Devi essere in grado di vestire lo scafandro da palombaro e mettere in conto di vedere il buio dell’abisso. Sto parlando di una presa di coscienza, non di lagne e lamenti. Sto parlando di te, che ti incazzi quando le cose vanno storte nonostante l’impegno. Mi rivolgo te che, quelle onde, le hai in una zona non definita tra stomaco e gola.
D’istinto mi viene da dividere il disco in due parti. Con The Landing, The Future e The Down sei nella spirale crescente della realizzazione, della battaglia, del movimento. Alti e bassi, respiri e apnee. Con The Companion arrivi all’apice, il momento più crudo. Ritmi serrati, scanditi, cantato incisivo e diretto con la capacità di essere velluto anche su una roccia tagliente. Basso e batteria non li fermi: corrono, dilatano e comprimo continuamente.
Arrivati a The Dream c’è lo spaccamento. La calma apparente. Ma all’orizzonte non tutte le nuvole hanno lasciato spazio al cielo terso. The Siren inizia dolcemente, ma lo percepisci che qualcosa sta per giungere. The Heart te lo conferma, si torna a ritmi scanditi e incisivi. E poi, The Boat Pt.1. La grande battaglia finale, maestosa e impetuosa. Capace di essere disperatamente reale, è l’essenza del disco stesso. Qui le onde ti arrivano proprio addosso e la presa di coscienza è totale. The Boat Pt.2 chiude l’album ed è puro sfogo. L’ultimo urlo. Scegli tu se si tratta di una fine o di un altro inizio. Sarà sempre tutto sbagliato o tutto da rifare. O forse no.
“Sbarco” è il primo disco della band ed esce per Argonauta Records. Il genere è comunemente definito Heavy Rock, ma se stai cercando dei riferimenti musicali da cucire addosso a questi ragazzi, rovista a piene mani nel panorama Stoner, Doom ed anche in alcune derivazioni Prog italiane. Che esistano gruppi così è un bene.




