Ezra Collective – Dance, No One’s Watching
Recensione del disco “Dance, No One’s Watching” (Partisan Records, 2024) degli Ezra Collective. A cura di Giovanni Davoli.
Gli Ezra Collettive pubblicano un disco intitolato “Balla che nessuno ti guarda”, eppure il disco è il meno danzereccio, finora, di tutta la loro breve discografia. Non che non venga voglia di alzarsi dal divano. Ma meno di quanto non succedesse con il precedente “Where I’m Meant to Be” , graziato dal Mercury Prize 2023 come miglior album dell’anno nel Regno Unito. Prima volta nella storia che una jazz band vince il prestigioso premio.
Se li avete ascoltati prima, la formula degli Ezra Collective la conoscete. Meglio ancora se siete stati ad un loro live. L’energia è esplosiva e il richiamo del ritmo è irresistibile. Tra afro-beat e suggestioni ritmiche, la sezione ritmica cattura l’attenzione del corpo e lo avvolge. Il tastierista Joe Armon-Jones, anche alla corte di Nubya Garcia,è forse il migliore della sua generazione. Ricorda Chick Corea: versato nel jazz, conoscitore della classica e aperto al mondo. Il tappeto pianistico che costruisce tra Have Patience e Everybody incanta mentre accompagna due delle più belle tracce dell’album. Infine i fiati, tromba e sax, sono accenti che lanciano la musica in alto e fanno venire voglia di spiccare il volo, come su Palm Wine.
Eppure, l’effetto questa volta è meno viscerale dell’album precedente, meno coinvolgente. La musica di “Dance, No One’s Watching” sembra presa dalle loro esibizioni live, con lunghi passaggi strumentali, in cui la sezione ritmica tiene un groove bello sostenuto e gli altri ci fraseggiano sopra. Il fatto è che dal vivo si balla, anche i più riottosi ballano, anche quelli che non lo fanno mai ballano. Ma su disco, non c’è lo stesso effetto che dal vivo. “Where I’m Meant to Be” era pieno di collaborazioni che conducevano in un ideale giro del mondo: dall’Africa, ai Caraibi, agli jazz club delle città nordamericane. In “Dance No One’s Watching” le varie tracce si distinguono meno l’una dall’altra e il risultato per l’ascoltatore è leggermente più piatto e sicuramente meno “fisico”.
Si stagliano però due canzoni deliziose, tra le altre. God Gave Me Feet for Dancing è interpretata da Yazmin Lacey, giovane afro-britannica il cui album di esordio nel 2023 catturò l’attenzione della critica. La canzone si appiccica addosso all’ascoltatore: una sorta di smooth jazz che potrebbe comparire nel repertorio degli Sade, con una base ritmica alla maniera degli Ezra Collettive. E poi No One’s Watching, interpretata da Olivia Dean, altra giovane afro-britannica esplosa in questo decennio con buoni risultati anche commerciali. Altra canzone orecchiabile, arrangiata con leggerezza e stile. Streets is Calling invece, con la partecipazione di M.anifest e Moonchild Sanelli, vira piuttosto verso l’hip hop. E sarà una mia preferenza personale, ma non mi pare che rimarrà impressa a lettere d’oro nella discografia della band.
Insomma, un disco con luci e ombre. Un disco con alcune cose bellissime e altre che stentano nel coinvolgere. Non vorremmo che gli Ezra Collective, una delle più belle novità degli ultimi anni per chi è sempre alla ricerca di forme di jazz contaminate e accattivanti, abbiano deciso di sedersi un po’ sugli allori del successo raggiunto con il disco precedente. Male che va, resta sempre la possibilità di andarseli a cercare in concerto nell’imminente tour, laddove, siatene certi, non si risparmiano e non risparmiano le nostre gambe.




