Emma Nolde – NUOVOSPAZIOTEMPO

Recensione del disco “NUOVOSPAZIOTEMPO” (Carosello Records, 2024) di Emma Nolde. A cura di Chiara Crisci.

Nuovospaziotempo” è, come una voce fuoricampo avverte, alla fine dell’ultima traccia, “…come due, due dischi”: alla ricerca di nuove coordinate di spazio e tempo, nello spaesamento generale che pervade le nostre vite, Emma Nolde con delicatezza ci scaraventa nel suo universo musicale e interiore. L’artista toscana, con il suo ultimo album, il terzo, pizzica le corde dell’anima dell’ascoltatore, scardinando i punti di riferimento, mettendo a nudo necessarie consapevolezze, con 11 brani, suggestioni melodiche e corse a perdifiato. 

Il rumore di una chiave che apre una serratura, dei passi, forse, su per le scale. L’intro ci catapulta nella scansione ripetitiva e implacabile delle lancette del tempo che fugge e non ritorna, un tempo che a “noi gente normale” scivola via dalle dita, come se non ci appartenesse. Sveglia, giorni, mesi, casa, valige, treni, anni e, poi, facce, occhi, sorrisi, gambe, amici, mare, feste, montagne, le luci di Dicembre. “Saremo felici mai?”, si chiede la voce narrante. “Cosa succederà poi?” Forse non è saggio, o novella Leuconoe, interrogare gli oroscopi!

Altro lunedì, altro nuovo inizio, altra corsa”. Il ritmo convulso della vita moderna e della città e le logiche del profitto e del successo impongono di non stare Mai fermi, in una continua gara agonistica di tutti contro tutti. Ideale traguardo di questa corsa sono le stelle, ma è molto più bello sedersi a terra e guardare il cielo (“C’è chi vuole salire e arrivare alle stelle, e c’è chi come noi preferisce guardarle”), godendosi il viaggio e la strada, procedendo Pianopiano!.

Il tempo scorrerà sempre come un fiume impetuoso e veloce, ma non cancellerà il passato, non lascerà naufragare visi familiari e ricordi negli abissi della memoria degli amanti: al di là degli anni, anche quando ormai cambieranno gli indirizzi e le persone che ci staranno accanto, ci si scoprirà degli Sconosciuti, ma di quelli “che si conoscono bene, che sanno le loro paure”, segno che l’amore travalichi ogni dimensione spazio-tempo. Anche quando la sveglia torna col suo ticchettio feroce in Tuttoscorre, conta solo il qui e ora: infatti, se ci si tiene “stretti forti” quasi fino ad arrivare a rompersi e “si incollano due bocche” – anche se non è affatto facile – né le incertezze, né la noia, né la morte potranno corrompere una storia d’amore. “Mentre tutto scorre, tu non correre. Rimani qui!“. Infatti, in 2, “il buio non fa paura, ma ascoltare meglio” e non è né faticoso camminare né è dura addormentarsi, anche quando si hanno pochi giorni di pace per innamorarsi, prima di ritornare in marcia come soldati. Che strana cosa l’amore, no?

Con Sempre la stessa storia si indaga una dimensione spaziale labirintica almeno quanto il susseguirsi di frasi ipotetiche che scandiscono il processo euristico dell’io lirico, perso nei meandri del mondo e dei pensieri, fino a cadere dentro la persona amata: “Se esco di casa, poi, arrivo in un posto. Se arrivo in un posto, poi, vedo qualcosa. Se vedo qualcosa, poi, ho voglia di dirlo e, quindi, ti cerco”. 

Preziosa è la collaborazione con Niccolò Fabi in Punto di vista in cui, tra archi e chitarra acustica, sembra di librarsi leggeri in un’atmosfera di sogno impalpabile su parole pesanti come macigni, verità importanti. Immaginando di costruire un “letto per aria” e di guardare dall’alto “le macchine che si rincorrono, le persone che si camminano addosso”, cambiando prospettiva, diventa “bello rendersi conto che siamo soltanto qui di passaggio” e “sentirsi un granello di sabbia” nello spazio immenso: non resta che “fidarsi del vento” e abbandonarsi a una inedita visione del tempo e dell’amore.

Se siamo solo polvere e ombra, a cosa serve contare tutti gli errori e i frammenti dei “bicchieri rotti”? A cosa serve lasciar “decidere gli altri” per noi, pur di non deluderli? Sarà molto meglio essere pienamente noi stessi, anche se non così aderenti all’altrui immagine, e “mettere un vestito rosso”, “colorarsi i capelli” o persino “mascherarsi” da Sirene! Lapidaria la voce narrante sentenzia: “Si cambia per amore, ma non si cambia chi si ama”. Ancora sul tema dell’autenticità dell’essere e del mutamento, in un mondo in continuo divenire, si incentra l’incontro musicale con Nayt e Mecna in cui domina un unico urgente Punto di domanda: “Hai più paura di cambiare o di restare uguale?”.

Rarefatto è il sogno di un Universo parallelo in tempo mai esistito, in cui è possibile incontrare e parlare con qualcuno che abbiamo amato in “questo” universo e scambiarsi i ruoli, raccontarsi la vita immaginata, farsi domande, capirsi sono guardandosi e dirsi “le cose che mi hai insegnato” o “grazie di avere sbagliato”.

Un antico saggio diceva che non ci si può bagnare due volte nelle acque dello stesso fiume. Se è vero che l’unica costante dell’universo è il mutamento, Emma Nolde ci ricorda di fermarci un attimo, di guardare le stelle e de-siderare ancora, vivere sempre intensamente.

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