LinguaSerpente – Fast Radio Burst
Recensione del disco “Fast Radio Burst” (Overdrive Records/Go Down Records/Shove Records/The Fucking Clinica, 2024) dei LinguaSerpente. A cura di Andrea Vecchio.
Sono tornati, dai Territori del Nordest, i LinguaSerpente. Con un disco nuovo, un disco cupo, molto più rock’n’roll rispetto al precedente “Anachronistic Futuristic”, il lavoro di debutto uscito nel difficilissimo 2020. La voce viaggia più veloce, più veloce, e negli stacchi di chitarra e basso le influenze, soprattutto risalenti all’emoviolence emiliano dei primi 2000, la fanno da padrone.
“Fast Radio Burst” colpisce perché è un disco cantato. Tantissimo. In ogni sua sfaccettatura noise, in ogni sua digressione o rallentamento. Ogni possibilità è presa in considerazione, come facevano i Portraits of Past. E ciò rende tutto più trascinante e coinvolgente, persino i pezzi più difficili e parlati come Old Friend. Life Is a Poker Game, di evidente scuola Death of Anna Karina, arriva come è un’invocazione, mentre la successiva The start of It All è claustrofobica nella sua modernità oggettiva. “Fast radio brust” non lascia spazio alle riflessioni, non ci pone davanti a scelte. Le cose stanno così, come la nostra realtà, quindi arrangiamoci: You Take Everything è la massima realizzazione di questo concetto.
Credo che i LinguaSerpente, insieme a pochi altri, rappresentino il punto di arrivo per tutti quei gruppi che, formatisi negli ultimi anni e avendo ripreso a suonare durante i mesi di pandemia, hanno trovato nella musica che hanno sempre portato avanti un appiglio importante, per riproporre quell’attitudine che negli anni ’90 prevaleva nell’ambito del punk. Senza, per così dire, “riformarsi”. Senza inutili concerti tra amici solo per ricordare i bei tempi passati e dimostrare che sì, avevamo anche noi una band. Sciocchezze.
“Fast Radio Burst” è sicuramente un album importante e concreto, che rappresenta un progetto solido. Si avvale della partecipazione di personalità importanti nel panorama italiano, è un prodotto curato e stimolante. Mi chiedo solo se abbia ancora senso, quindi, concentrarsi sul globale sentimento luddista e di sfiducia verso il futuro che ne traspare.
Il risultato finale del secondo lavoro dei LinguaSerpente è un lavoro di esperienza, sicuramente, ma che rischia di attorcigliarsi su sé stesso, lasciando poco spazio ad un’efficace ricarica.




