Gwen Stefani – Bouquet

Recensione del disco “Bouquet” (Interscope Records, 2024) di Gwen Stefani. A cura di Imma I.

Gwen Stefani torna alla musica dopo sette anni dal suo ultimo album: “You Make It Feel Like Christmas”, che era una raccolta di canzoni di Natale. Lo fa nel suo stile sgargiante e per niente sobrio, eccessivo e appariscente che però ci piace tanto.

Cinquantacinque anni di bellezza e quasi altrettanti di musica, “Bouquet” è un disco yatch rock, anche se non mancano i passaggi country, dalle tinte pastello come una composizione floreale di inizio primavera nella quale brillano margherite, peonie, narcisi, primule, tulipani e fiori di campo, in tutte le tonalità più tenui e delicate.

È un album da commedia romantica, pop rock, nel quale i ricordi e i percorsi di crescita, anche difficili e dolorosi, si intrecciano alle gioie ritrovate, come non citare a tal proposito il brano Swallow My Tears nel quale la patinata cantante super blonde canta la difficoltà con la quale ha dovuto ingoiare tutte le sue lacrime amare, eppure come in una funzione catartica la troviamo gioiosa e sorridente nell’ultima traccia Purple Irises cantata in compagnia di suo marito Blake Shelton, che sembra averle restituito il sorriso. Sono stati anni di crescita e di maturazione che l’hanno portata a comporre quest’album femminile e delicato, il suo più intimo, nudo come lei stessa ci tiene a far sapere.

È brava Gwen Stefani, lo è nelle melodie punk, in quelle più R&B dei suoi primi album da solista e lo è in questa chiave così sfacciatamente romantica. La sua voce inconfondibile risuona come la gioia di un ricordo, del tempo che passa mentre noi siamo ancora qui forti, freschi e pieni di colori, proprio come i fiori che l’accompagnano. L’ascolto di ogni singola traccia trasmette questa voglia ardente di innamorarsi e di ritornare alla vita. Le canzoni sono semplici, quasi tutte caratterizzate da falsetti e ripetizioni di versi, la presenza di cori lo rende un album AOR in alcune tracce, come succede per la canzone Marigolds.

È un disco scritto da una donna per le donne e si sente, l’unico intervento massivo maschile è quello del marito, ma per quanto l’album abbia quasi un dichiarato intento femminista, non disturba la presenza di una canzone così partecipata d’amore domestico e matrimoniale. L’album è gradevole, tiene compagnia per trenta minuti circa, le dieci tracce sprizzano allegria e voglia di ricominciare, è adatto per un viaggio in auto, le canzoni si prestano molto per esibizioni live.

La copertina dell’album ci mostra la cantante in tutta la sua splendente bellezza e sfacciata felicità, e perché non esserlo ancora, dopotutto?

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