Less Than Jake – Uncharted
Recensione del disco “Uncharted” (Pure Noise Records, 2024) dei Less Than Jake. A cura di Simone Campolongo.
Negli ultimi mesi moltissimi artisti hanno scelto di far uscire solo singoli sparsi o Ep. L’album sembra ormai un qualcosa di superato, un oggetto da collezionisti. L’attenzione del pubblico, soprattutto durante la ricerca di nuove proposte, è sempre più bassa e le miriadi di uscite spingono chi ascolta a skippare velocemente, se non scatta subito la scintilla.
Non so se sia proprio questo il motivo che ha spinto i Less Than Jake a pubblicare un Ep, ma anche questi veterani dello ska-punk hanno deciso di andare verso questa direzione. Pochi giorni fa è uscito infatti “Uncharted” (Pure Noise Records), un Ep di 7 brani con una copertina ispirata a una mappa del tesoro. Nulla di nuovo e pezzi che probabilmente non lasceranno segni indelebili devo ammetterlo – ma che, a modo loro, riescono subito a catturare l’attenzione.
Soprattutto se, come me, passavi il tempo a guardare i Blink correre nudi sulle note di What’s My Age Again? o i Sum 41 che si lanciavano dal trampolino durante In Too Deep. Appena parte Broken Words, la mente ti riporta indietro di almeno quindici anni e sta a te capire se questo possa essere, per il disco, un punto a favore o meno. Quel che è certo è che non si può rimanere indifferenti e almeno per qualche secondo resti lì assorto e alzi il volume incuriosito. Se invece non ti scatta nulla, probabilmente in quel periodo preferivi Britney e le Spice (non è detto sia un male).
Il ritmo in levare e gli strumenti a fiato trasudano ska e in qualche modo provano ad uscire da quel calderone che ci riporta al pop punk degli anni ‘90 ma l’attitudine e lo stile avvicina i LTJ alle band citate sopra. Si chiaro, non penso sia necessario rimarcare sempre qualche legame tra band anche di epoche diverse, ma credo che questo ci permetta di muoverci all’interno della nostra comfort zone musicale. Ci dà la possibilità di esplorare nuovi spazi di un territorio che conosciamo già.
Sunny Side è secondo me il pezzo migliore dell’Ep e non mancherà nelle setlist dei concerti. Probabilmente, sarà tra i momenti di completa fusione con il pubblico. Ritornello storpiato e birre al cielo!
Every time I’m border line I hide behind
Stray pieces of my past life
Takin’ time to realize what’s locked inside
L’apparente leggerezza della musica cela insicurezze e fragilità che ritroviamo nei testi, non sempre spensierati. A tratti emerge un impegno e una presa di coscienza di ciò che è dentro di noi e con cui combattiamo ogni giorno. Il ritmo travolgente è l’arma con cui chi racconta affronta le avversità.
Rimango dell’idea che i LTJ avessero voglia di far uscire alcuni pezzi soprattutto per la forte necessità di tornare sui palchi più che per il bisogno di tornare in studio, nonostante siano passati praticamente quattro anni da “Silver Linings”. La scelta ad ogni modo è stata azzeccata: questi dischi suonati e sudati devono continuare ad uscire, devono essere un’ancora nel mare di uscite dallo scarso valore artistico e di contenuti.
Lo ska-punk, anche se la definizione per questa band talvolta è limitante, è un genere che non invecchia mai, senza bisogno di sperimentazioni, ricerche o elettronica. Questo talvolta può essere penalizzante in quanto può faticare a stare al passo con i tempi ed essere attraente per un pubblico più ampio.
Forse, però, è tutta qui la sua forza e il suo tratto distintivo. La caparbietà di band piccole e nomi storici che continuano a portare avanti un credo e un ideale, spinti dalla voglia di farsi sentire più che dall’ambizione.
E allora lunga vita ai Less Than Jake e lunga vita allo ska-punk!




