Arooj Aftab – Night Reign

Recensione del disco “Night Reign” (Verve Records, 2024) di Arooj Aftab. A cura di Riccardo Frolloni.

C’è un tempo della notte che non conosce riposo. Un’ora in cui il buio non è solo l’assenza di luce, ma un regno di ombre, sospiri e sogni spezzati. “Night Reign” di Arooj Aftab appartiene a questo tempo.

Il nuovo lavoro della cantautrice pakistana, ormai consacrata come una delle voci più originali e magnetiche della scena contemporanea, intreccia il filo delle radici con la complessità di una vita trascorsa tra culture, creando una musica che si muove al confine tra passato e futuro, Oriente e Occidente: è come attraversare nella notte una città deserta, mentre alla radio un misto tra jazz, tradizioni classiche orientali e un minimalismo di rara eleganza si lamenta. Aftab riesce a fare della quiete il suo campo di battaglia, del silenzio uno strumento affilato.

L’album si apre con Aey Nehin, una traccia sospesa nel vuoto, con l’arpa di Maeve Gilchrist che si intreccia alle chitarre acustiche di Kaki King e Gyan Riley. La musica ti chiama, ti invita a fermarti, a stare, a guardare dentro: ma non si vede niente, è il buio il punto focale. E poi c’è la voce di Aftab, una linea sottile e malinconica che sembra venire da un luogo dove il tempo si è fermato. Ogni parola è sussurrata, ma ha un peso, ti si aggancia addosso, senza scampo. Il momento più sorprendente arriva forse con la sua versione di Autumn Leaves. Un brano che appartiene al canone del jazz, qui trasformato in qualcosa di completamente diverso, in piena metamorfosi: una riflessione spettrale, un’elegia che si muove come un’ombra. Non c’è malinconia urlata, solo una dolcezza infinita che si arrampica sulle corde di un arrangiamento ridotto all’essenziale. È un’autunno senza colori, alberi scheletrici. Con Na Gul la nostalgia ti stringe il petto, mentre Bolo Na è una danza lenta e oscura, dove il vibrafono e il basso si inseguono come pensieri agitati di una notte insonne. 

Aftab non offre soluzioni, non punta a una catarsi: il suo regno è quello del sospeso, del non detto. È musica che abita i margini, le ombre, i dettagli. La forza di questo album sta nella sua capacità di essere insieme intimo e universale, parla di desiderio e assenza, di amori che resistono solo nella memoria, di quel modo particolare in cui la notte amplifica ogni emozione. È un lavoro che sembra scaturire dal buio, ma che brilla di una luce propria, tenue, delicata. “Night Reign” non è un album facile. Non è un disco che ti urla la sua bellezza: te la lascia scoprire poco a poco, un dettaglio alla volta. È un invito a non avere paura, a immergersi. In un panorama musicale spesso caotico e frammentato, Arooj Aftab ci regala un’opera che è un rifugio.

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