Lord Spikeheart – Reign

Recensione dell’EP “Reign” (Haekalu, 2025) di Lord Spikeheart. A cura di Sara Fontana.

Lord Spikeheart, dopo LP di debutto “The Adept” esce con “Reign”, un EP ricco di sottogeneri provenienti dal heavy metal che vanno ad incrociarsi con le forme più estreme e violente della musica in un’esplosione rabbiosa piena di contenuti e collaborazioni: Brodinski, Vina Konda, Iggor Cavalera, Jonas Karsten, Arka’n Asrafokor.

“Reign” punta su un cantato distorto ed acido carico di acredine accompagnato da strumenti ed armonie crudeli e taglienti. Si apre con ANVNNAKI, dove elettro-punk e techno si scontrano, lasciando spazio ad ambient e drone come un urlo nel vuoto. 

In REIGN  le varie contaminazioni metal e noise si muovono e colpiscono sopra un ritmo militare, il missaggio dei due brani è fluido e cristallino, limpido ma feroce. Poi si passa a MBWA KALI, dai ritmi tribali e coinvolgenti che si mischiano e  risucchiano nel noise industriale in un accoppiamento violento ed epico più sporco e lo-fi dove tutto quello ascoltato fino ad ora sembra essere stato gettato in una pozza di fango, ripreso, strizzato restituito con ancora più rabbia in un finale sudicio e liberatorio. 

“Reign” è uno spettacolo per il cuore e per le orecchie ed a quanto pare lo sarà anche per chi potrà vederlo dal vivo poiché la musica verrà accompagnata da visual in collaborazione con NMR.CC, uno studio creativo fondato da Spiros Kokkonis e George Roussos.

Ma questo album è soprattutto un messaggio dell’artista africano Lord Spikeheart che come ci viene riportato “esplora ulteriormente alcuni dei temi evidenziati in ‘THE ADEPT’, come la perdita di terra e cultura che comporta quella dell’identità e l’erosione della spiritualità, lo sfruttamento e la devastazione, la rivendicazione come atto di ribellione e resistenza, l’approfondimento delle nostre radici culturali, nonché la protezione e la conservazione delle risorse naturali

“Reign” è urla, pugno, specchio. Pronto a prendere per la giacca un’umanità che guarda senza osservare, mentre inconsapevolmente muore, e scuoterla per non farla più girare dall’altra parte. 

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