irossa – Satura
Recensione del disco “Satura” (autoproduzione, 2024) degli irossa. A cura di Francesco Giordano.
Torino ha un suono ben preciso. Torino ha sempre avuto un suono ben preciso.
C’è stato il periodo dell’hardcore, poi quello dell’elettronica e ancora tantissimi altri. Erano suoni che erano figli del loro tempo e delle mode, per quanto underground fossero. Anche oggi, anno domini 2024, Torino ha il suo suono ed è riconoscibile, tangibile, palpabile. O forse lo è per me, che a Torino ci vivo e la vedo cambiare tanto velocemente quanto lentamente, ma sempre con una costante: Torino cambia come cambiano i suoi suoni. Sì, perché Torino non è più la città operaia arrabbiata e chiusa che poteva essere nei ’70 o negli ’80, ma non è neanche più quel polo che fu nei ’90. Quelle realtà sono state distrutte e messe in secondo piano dalle istituzioni e dopo anni di buio la città sta cercando di ricostruirsi. È una Torino diversa, quella di oggi. Più aperta al mondo esterno, piena di ragazzi e ragazze che arrivano da tutta Italia e anche dall’estero. È una città contaminata, in senso positivo, e che vuole continuare ad esserlo. E lo è musicalmente. Le nuove generazioni che stanno crescendo ascoltando la musica ed i dischi di band che hanno fatto della contaminazione e della sperimentazione musicale il loro credo, stanno dando una spinta forte in questa direzione. C’è il punk, ma in questo punk ci sono i fiati, ci sono i testi cantautoriali, ci sono estetiche dark. C’è tutto.
E poi ci sono loro. Le irossa. Probabilmente uno dei gruppi simbolo dell’evoluzione in tal senso di Torino. Non hanno un genere musicale ben preciso. Mischiano tutto e lo fanno in maniera perfetta. Loro vivono nel caos, anzi, loro sono il caos e questo caos, questo disordine hanno imparato a domarlo, a piegarlo alla loro volontà.
Il loro primo album, “Satura“, è uscito quest’anno, a fine marzo. È sporco, il suono non è pulito, tante cose avrebbero potuto essere fatte meglio e sono loro i primi a dirlo. Per questo, però, è un disco speciale. Gli esordi sono questa roba qui, sono fissare un punto, mettere un prima ed un dopo. Gli esordi sono perfetti nella loro imperfezione e “Satura” ne è proprio l’emblema. Le irossa sono partiti da lontano, dai live, dalle prove, dalle camerette. Non sono ancora arrivati, sono ancora in viaggio. Continuano a portare il loro disco in giro, non si fermano. Stanno sul palco, con le loro gonne, con le chitarre, il basso, la batteria, il sax, i synth. Con tutto quello che serve e ancora di più.
Sono in sei, Margherita, Valerio, Simone, Guglielmo, Jacopo e Gabriele (quando hanno registrato il disco al suo posto c’era Caterina). Hanno un’idea precisa di cosa sono e di cosa fanno: musiche varie ed eclettiche, almeno così scrivono su Instagram. Suonano un po’ come i Fontaines DC, un po’ come gli Shame, un po’ come pare a loro. Hanno il sax che copre la parte melodica e i riff di chitarra che sembrano quelli degli Smiths. Hanno il basso che a volte sembra nascondersi, ma che, quando vuole fare il protagonista, allora, non lascia spazio a nient’altro. Poi hanno due voci. Una maschile ed una femminile. Quella maschile è decisa, è portentosa. Quella femminile è vapor, è un sogno, è una scena di Fellini: onirica. Hanno tutto perché, come delle spugne, hanno imparato ad assorbire tutto. Ma non copiano nessuno. Sono sempre nuovi, freschi. Dal vivo li avrò visti decine di volte, tuttavia ogni concerto è come il primo. Ne esco sempre migliore, stupito, rinfrancato. Hanno il suono di Torino perché sono Torino, con tutti i loro pregi e tutti i loro difetti. Sono tutto senza essere niente. Sono il 2024, un anno in cui sono usciti grandissimi dischi compreso il loro. Ma soprattutto, sono sei semplici ragazzi che hanno un’infinita voglia di fare musica e di sperimentare. Adesso sto parlando da fan, sì, ma sono dell’idea che l’obiettività esista solo quando una persona dice o fa capire da che parte sta senza nascondere i fatti o mascherare le opinioni. Quindi non posso esimermi dal dire quanto “Satura” mi piaccia per fare capire quanto bello, effettivamente, sia.
Ora sono al lavoro sul nuovo disco. Non so cos’aspettarmi, se non tante altre novità. Nel frattempo, hanno ancora qualche altra data in giro per l’Italia.
Sono dei folli, li amo per questo.




