Sbazzee – Olio essenziale

Recensione del disco “Olio essenziale” (Musa Factory, 2025) di Sbazzee. A cura di Sergio Bedessi.

Esce oggi 10 gennaio per Musa Factory, “Olio essenziale” primo album di Sbazzee (all’anagrafe Sofia Bazzi), artista italo-libanese.

Ben quattro singoli hanno anticipato l’album mostrando in anteprima alcune particolarità di questo lavoro e, nel contempo, le singolarità di questa brava cantante e musicista.

L’album è composto da dieci pezzi ognuno dei quali rappresenta un corrispondente aspetto della personalità di Sbazzee; se si vuole, dieci essenze diverse che, ricomposte, danno luogo a un prodotto musicale di ottimo livello artistico, bilanciato, curato fin nei minimi particolari dal punto di vista delle sonorità e che consente all’ascoltatore di apprezzare un’artista veramente particolare.

Si passa da un pezzo di inizio (solamente), breve ma ben congegnato armonicamente, quasi un canone, a un pezzo (AMORE AMORE AMORE) che utilizza la parola “amore” come un mantra, acustico nell’inizio con sonorità più ampie successivamente, un pezzo che indulge nei ricordi e nel rimpianto per non aver utilizzato abbastanza questa parola.

I pezzi scorrono piacevolmente, nel complesso appartenenti al genere indie-pop con sfumature blues, innesti di sonorità ambientali e testi introspettivi. Alcuni colpiscono per l’originalità, come sola con una bella intro di synth insieme alla voce, ma anche per le melodie che con gli intervalli di seconda aumentata conferiscono al pezzo sonorità orientaleggianti. Si tratta del pezzo forse più bello dell’album sia per l’abile uso delle timbriche della voce sia perché il testo, e in particolare la chiusura “nessuno ascolta” evidenzia la situazione di sostanziale solitudine dell’artista e, con essa, dell’essere umano nel complesso. Cattura l’attenzione SCHIÀNTATI, non tanto per l’accentazione particolare del titolo, quanto per quell’altalenante mondo musicale nel quale introduce l’ascoltatore grazie ai frequenti cambi di ritmo e le sospensioni, in fondo una sorta di calypso chiuso da strofe pregnanti come “Quell’arcobaleno fra le nuvole / Che mi porta a casa quando piove”.

L’album scorre velocemente, anche troppo, e regala pezzi come il piacevole e brillante ma come sto facendo con le risposte date alla voce dal vocoder, una sorta di cantilenante dialogo del gatto e della volpe di collodiana memoria, ma anche caro tempo perso dove la voce è semplicemente perfetta e narra di una lotta muta contro quel senso di ansia che ci attanaglia e, senza accorgercene, spesso ci ruba i tempi migliori della vita.

Nel complesso l’album consente all’ascoltatore di intravedere vari tratti della personalità dell’artista italo-libanese, così come di apprezzare questa voce profonda, che parla di temi importanti; una Sbazzee che con il suo “Olio essenziale” è capace di lenire oltre che le proprie, anche le ferite di chi ascolta.

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