Alberto Bazzoli – Azzurra
Recensione del disco “Azzurra” (Icaro Musica, 2025) di Alberto Bazzoli. A cura di Piergiuseppe Lippolis.
Da una Milano che non c’è più, suggerita dai ricordi e dagli sguardi di un impiegato dal suo ufficio affacciato in piazza Missori, a un itinerario in otto capitoli lungo le rive della Costa Azzurra: l’anno solista di Alberto Bazzoli, tastierista, compositore e art director – nonché membro dei Baustelle – potrebbe essere sintetizzato così, dal debutto con “Missori” al ritorno, appena un mese fa, con “Azzurra”. Il trait d’union fra le due opere è la passione dichiarata e viscerale per la strumentazione vintage e l’immaginario sonoro della library music italiana, autentico linguaggio espressivo e chiave per l’interpretazione di un percorso che va oltre la semplice nostalgia.
Come già accaduto per “Missori”, l’ascolto di “Azzurra” è impreziosito dalle immagini del fotografo Dave Masotti, realizzate per l’occasione tra Monte Carlo e Nizza: ogni tappa del viaggio si traduce, così, in forma visiva, definendo un’esperienza che supera la dimensione musicale e che invita con garbo a un’immersione totale e totalizzante in un universo onirico, fatto di colori pastello e contraddistinto da un forte afflato cinematografico.
Sul piano meramente musicale, “Azzurra” riesce a condensare una grande quantità di sensazioni e influenze collocate in uno spettro che va dal jazz con qualche sfumatura acid a un morbido pulsare French Touch, da ritmiche e traiettorie esotiche a groove densi, con un filtro lounge a legare suggestioni solo in apparenza lontane fra loro, anche in virtù dell’ottimo lavoro svolto in fase di produzione da Jolly Mare, producer tra i più autorevoli sulla scena italiana e grande conoscitore della materia library. Tutti questi elementi concorrono a definire una proposta che brilla per potere evocativo senza mai diventare citazionista o derivativa, in un viaggio che si schiude idealmente a bordo di una spider a fine estate (La cura del sole) e che culmina con le trame sinuose costruite da basso e batteria in Nei tuoi occhi c’è un mare profondo, mentre chitarre e tastiere dialogano per raccontare scenari di luci e colori vividi.
Nel mezzo, “Azzurra” trova, con la titletrack, un fascino notturno e metropolitano, anche lievemente inquieto, il cui controcanto più dolce e spensierato è Grand Hotel, ma c’è spazio anche per l’esplorazione di sentimenti più romantici e meditativi in Acanto e nelle profondità di Grotta Blu. “Azzurra” fotografa e descrive il viaggio, le spiagge affollate e i bagni nel mare, ma anche le serate nei bar del centro e le avventure amorose, con un tocco raffinato e sufficientemente pop per arrivare ai sensi con estrema facilità.
Alberto Bazzoli attinge da un immaginario vintage per diventare tangibilmente contemporaneo e, forse, è proprio in questo che si consuma la sua piccola grande impresa: sottrarre la musica dal tempo, come se l’estate dipinta “Azzurra” fosse quella di trent’anni fa, o magari la prossima.




