Angela Baraldi – 3021

Recensione del disco “3021” (Caravan/Sony Music Italia, 2025) di Angela Baraldi. A cura di Antonio Boldri.

A otto anni di distanza dall’ultimo album, torna Angela Baraldi. Lo fa con un disco dal sapore di EP, vista la durata lampo di soli ventiquattro minuti, nonostante gli otto pezzi presenti. Canzoni snelle, che poco consentono agli arrangiamenti, agli assoli, agli strumentali. Canzoni semplici che si appoggiano su una canonica struttura strofa-ritornello e che non si lasciano andare a esperimenti musicali, preferendo concentrarsi sui contenuti, su ciò che vogliono dire senza girarci intorno. Canzoni essenziali. Canzoni da tre minuti di media, il minimo radio edit sindacale, durata sufficiente per permettere loro di esprimersi e raccontarsi andando dirette al sodo, qualunque esso sia: un’arringa, un rimpianto, un racconto, una visione.

Il filo conduttore dell’album, “3021”, anticipato dall’omonimo singolo, è senza dubbio la sua essenza minimalista, appoggiata su una sonorità smussata, levigata. A tratti addirittura troppo dolce per pensare che fuoriesca dalla stessa Baraldi che si era divertita con il sodale Zamboni in “Un’infinita compressione precede lo scoppio” ormai, ahimè, oltre un decennio fa. Tempo che sembra aver addolcito le spigolosità della ex pupilla di Lucio Dalla, conferendole una dolcezza autorevole, anche nel timbro vocale, che pervade tutto il disco. Tempo che fin dalla title track, 3021, sembra fornire degli spunti di riflessione, oscillando tra presente, trapassato, e futuri inverosimili che, forse, dedicheranno qualche secondo della loro esistenza a guardare indietro e guardarci con interrogativi di chissà quale genere.

3021” si lascia godere con facilità per mano di un ottetto di canzoni che hanno vita a sé stante, che iniziano e finiscono, che evitano di contaminarsi tra loro e vanno per la propria strada, senza ritorni e senza sfociare l’una nell’altra. Da Corvi a Bellezza dov’è, ogni singolo elemento sta in piedi e potrebbe ascriversi al ruolo di protagonista. Anche perché, va detto, “3021” è un disco che lascia rifulgere tutto il mestiere di cui è dotata Angela Baraldi, ma non si può non notare che manca l’acuto, il pezzo che fa da apriscatole alla curiosità dell’ascoltatore, che invita a cliccare play sul profilo della sessantenne artista bolognese. Cosmonauti e Cuore elettrico ci provano con qualche luccichio, Saturno ciondola sui propri anelli; nessuno è in grado di sedurti davvero. Niente scalciate alla Josephine o liturgie come Immobili, niente di veramente innovativo. Edificato su toni orecchiabili, “3021” si appoggia sulla rilassatezza e rischia di cadere in un placido seppur piacevole torpore. Intelligente, da questo punto di vista, la scelta di aprire e chiudere in meno di mezz’ora.

Nonostante una lirica e una capacità di composizione mature, indiscutibili, pur sciorinando una narrazione figurativa, allegorica e piena di allusioni (e citazioni), rimane l’impressione che si tratti di una raccolta di ballate prive di urgenza di espressione e quindi di quell’originalità e ispirazione che si va cercando da una penna autorevole come quella della Baraldi.

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