AGA – Spot

Recensione dell’EP “Spot” (Drummer Caffè, 2025) di AGA. A cura di Sergio Bedessi.

Muoversi sul confine fra musica e sogno, fra realtà e fantasia, questo sembra essere il tratto conduttore dell’ultima opera di AGA (Alessandro Gomma Antolini), “Spot”, EP in uscita il 22 ottobre 2025 per l’etichetta Drummer Caffè.

Difficile classificare la musica di questo artista, musica che risente di reminiscenze di vario tipo, fra cui Brian Eno, ma che comunque risulta assolutamente pregna di sonorità originali distintive e particolari. Alessandro Antolini, musicista romagnolo di lunga pratica live, insegnante di batteria con esperienza ultraventennale, che vanta collaborazioni con artisti di fama internazionale, come Enzo Bosso, performer in numerosi club e teatri non solo in Italia e con all’attivo già quattro album, “R[Evolution]” (2017), “DREAM ON” (2020), “IMAGINE” (2023), “SHORT B-MOVIES” (2023), torna adesso con questo nuovo album.

Preceduto dal singolo Ambient 2.0 pubblicato a giugno 2025 e lodato dalla critica nazionale e internazionale (Jammerzine lo ha definito un prodotto musicale “gently guiding the listener to feel their inner state and then to shape the reality that surrounds them”) con “Spot”, AGA regala all’ascoltatore un album dove le emozioni, suscitate da sonorità variegate, su più livelli, sono la sostanza principale. All’interno dei vari tessuti che compongono i pezzi la voce di AGA, modificata in vario modo, diviene una delle sonorità principali. I cinque brani che costituiscono l’album risultano omogenei anche se ognuno di essi ha caratteristiche peculiari.

Da Ambient 2.0, che inizia con un riff semplicissimo che si apre la strada fra sonorità industrial ambient arricchite con echi e una successiva melodia con sonorità vintage di organo a transistor, per perdersi poi alla fine nell’aria in un mix di sonorità diffuse, a Smile in My Self, forse il pezzo più interessante grazie all’intersecazione dei vari suoni che si muovono su un noise di sottofondo. Da School, più semplice nella struttura e con un interludio centrale, a Hold Hands pezzo con un inizio di chitarra (perfettamente suonata da Max Bertoli) che lo farebbe definire una sorta di soft post-rock, con una chiusura particolare data dal rincorrersi dei suoni. Perfetta chiusura dell’album Open in the Eyes, che riprende le sonorità del precedente, con un motivo di tre note semplice, ma significativo (prima – terza minore – quarta) che introduce la parte a tempo, la descrizione musicale di un sogno.

L’album piacerà sicuramente a chi nella musica cerca astrazione mentale, viaggio fra ricordi e visioni basate su suoni ipnotici, quasi una collimazione di percorsi musicali, quello del creatore e quello dell’ascoltatore.

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