LANDMVRKS – The Darkest Place I’ve Ever Been
Recensione del disco “The Darkest Place I’ve Ever Been” (Arising Empire, 2025) dei LANDMVRKS. A cura di Patrick Dall’O’.
Prima di conoscere i LANDMVRKS non avrei mai creduto che dai nostri cugini d’oltralpe (Gojira a parte) potesse nascere musica così violenta ma allo stesso tempo così elegante e stuzzicante da farmi ricredere e pensare pure di andare in ferie nella loro capitale.
Direttamente da Marsiglia nel 2014 nascono i LANDMVRKS e in brevissimo tempo il quintetto capitanato da Florent Salfati riceve le prime attenzioni dal grande pubblico mondiale, presenziando a festival di tutto rispetto (vedi Hellfest) e iniziando a convincere sempre più gli appassionati del genere. Con l’uscita di “Hollow” nel 2016 e “Fantasy” nel 2018 il gruppo getta le fondamenta per ciò che dovrà venire, cioè, senza ombra di dubbio uno dei migliori album del 2021, “Lost In the Waves”. Le aspettative sono decisamente alte e la band per potersi ufficialmente consacrare come nuova colonna del genere non può sbagliare il colpo.
Dopo il preambolo iniziale possiamo iniziare a parlare di “The Darkest Place I’ve Ever Been”, che in realtà ci è stato lentamente spoilerato nei mesi precedenti con varie uscite che inesorabilmente hanno fatto aumentare l’hype in maniera tale da doverci mordere le mani al pensiero di non poterlo ascoltare prima del tempo.
Le danze vengono aperte dalla traccia che dà nome all’album, in cui i ragazzi di Marsiglia mettono in chiaro fin da subito che il nuovo lavoro sarà tutto tranne che scontato e sottotono. Riff incalzanti e breakdown spacca ossa fanno da colonna portante della band, il tutto condito da voci urlate, interi versi rappati e puliti per alleggerire il tutto e staccare da quella violenza che rischierebbe di rendere il tutto scontato. Le tracce che seguono rendono questo lavoro (oltre al migliore della band) uno dei papabili migliori album dell’anno. Creature e Sulfur, che già da tempo erano stati rilasciati come singoli, sono i pilastri dell’album, e dimostrano come il suono dei LANDMVRKS sia ormai contraddistinto rispetto al resto del genere. Troviamo anche una partecipazione d’eccellenza, cioè la presenza di Mat Welsh dei While She Sleeps che ha prestato la sua voce per la terza traccia, A Line in the Dust, amalgamandosi al meglio con la sua impronta molto “SLEEPS”.
Ogni traccia fa parlare di sé, spiccano per le parti hip/hop e rap Blood Red e lo spartiacque Sombre 16, in cui le parti cantate in madrelingua e le parti inglesi vengono mescolate al meglio; per i più nostalgici inoltre ci sono dei netti richiami ai Linkin Park dei bei vecchi tempi all’interno di The Great Unkown e in alcune parti di Le Valse Du Temps e Deep Inferno, il tutto però condito da breakdown e riff metalcore che non guastano mai.
Le danze vengono chiuse da Requiem e The Funeral (decisamente drastici come titoli…no?): la prima contiene una delle parti più brutal mai concepita del quintetto, in cui sia le parti strumentali che la voce di Salfati ricordano a tratti dei lavori dei Deafheaven, mentre la chiusura totale viene lasciata a The Funeral, che risulta essere a tutti gli effetti una “ballad” che si potrebbe suonare con un pianoforte ad un funerale per dare l’estremo saluto ad un caro amico che ormai non c’è più.
“The Darkest Place I’ve Ever Been” risulta essere, oltre che il miglior lavoro della band, anche una delle chicche che questo 2025 ha in serbo per noi, dimostrando che come un buon Champagne i LANDMVRKS con il tempo possono solo che migliorare e convincere. Ora bisogna solo attenderli sotto il palco in quel di Milano per lo Slam Dunk che fortunatamente quest’anno colpisce anche il Bel Paese.




