Asakaira – Asakaira

Recensione del disco “Asakaira” (Quattro Bambole Records, 2025) degli Asakaira. A cura di Nicola Stufano.

Siamo poco avvezzi alla musica che proviene dall’Italia e che sia al passo con i tempi, paradossalmente ci viene più facile pensare a qualcosa di totalmente innovativo. Ancor più anomalo può risultare se non stiamo parlando di una band che viene dal Nord Italia o da Roma, ma dalla provincia di Salerno. Quattro musicisti cresciuti tra conservatorio ed esperienze musicali condivise, si chiamano Giuseppe Vassallo (sassofono), Giuseppe Desiderio (basso), Francesco Fasanaro (percussioni) e Giuseppe Limpido (basso): loro sono gli Asakaira, una formazione che esiste già da circa tre anni, ma che ha recentemente trovato l’appoggio nella pugliese Quattro Bambole Records per pubblicare a inizio anno il suo primo, omonimo disco. 

Mi è arrivato per passaparola: ascoltatelo e fatelo girare, perché è una bomba apolide. Il termine “Asakaira ” suonerebbe giapponese, ma il sound è una world music che nasce da una base afrobeat per poi passare su qualsiasi genere capiti a tiro senza preconcetti di nessun tipo, usando un numero sterminato di strumenti. Partite con Night Tales, e sentirete un handpan raramente così convincente su disco, confinato com’è a strumento per la musica di strada. Passiamo su Chatting with you ed il sassofono la fa da padrone su un piacevole incedere da jazz-band americana. Andiamo su Moonphases e saltiamo da un continente all’altro, con la sala prove degli Asakaira che si trasforma in uno studio di registrazione di Brixton, per quanto il sound del sassofono, curato e trasformato dalla pedaliera, ammicchi alle cose fighe influenzate dal punk che si ascoltano a Londra adesso, a cominciare dagli O.

Sikiji e la sua versione finale remixata attingono a piene mani dalla musica ghanese, mettendo al centro le percussioni come accadeva in dischi ormai mitologici come quello degli African Suite. La title-track è il vertice artistico: una travolgente sequenza di crescendo lunga sette minuti, sostenuta stavolta da uno strumento a corda pizzicata (Shamisen? Kora? Bouzouki? E che ne so!) rigorosamente in tempi irregolari. E infine Fuck U, l’unico pezzo cantato, uno sfrontato flow alla Studio Murena scritto da Griffin, trombettista free-jazz prestato all’hip hop che termina in una inattesa coda degna del suo genere di provenienza.

Una combo senza uno strumento melodico dominante, totalmente aperta alla sperimentazione e alla contaminazione, che si inserisce nel filone Nu Jazz che al sud Italia sta trovando sempre più accoliti ( Nu Genea ovviamente, ma anche Giargo e Baia Zaiana di recente) e che quando ne ha l’occasione riesce a infilarsi anche nelle radio e nei cartelloni dei festival più importanti. Asakaira ha tutte le carte in regola per diventare una delle migliori cose da ascoltare dal vivo in giro per l’Italia, se riceverà l’attenzione necessaria nei prossimi mesi.

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