Throatcut – resilience.
Recensione del disco “resilience.” (Arising Empire, 2025) dei Throatcut. A cura di Patrick Dall’O’.
Poco fuori Stoccarda, più precisamente nella città di Heilbronn, prendono vita i Throatcut. Una band giovane sotto ogni punto di vista: sia per l’età dei componenti, sia per la freschezza del progetto. Eppure, in poco più di un anno, hanno già all’attivo sei EP, che trovano una forma più compiuta con l’uscita di “resilience.”. Un mix che, com’è naturale, può piacere o meno agli appassionati del genere. Se fossi un purista, probabilmente passerei oltre senza nemmeno dare una chance a questa interpretazione del “nuovo” hardcore che sta prendendo piede negli ultimi anni. Ma, fortunatamente, non lo sono. Preferisco invece lasciarmi trasportare dalle nuove derive del genere, e penso sia più che giusto farlo.
Tornando a noi: le influenze della band sono ben riconoscibili, e spaziano tra le nuove leve dell’hardcore moderno come 156/Silence, thrown, ten56, Boundaries. Influenze che, in “resilience.”, vengono fuori in maniera piuttosto chiara.
Brani come snake.eater e blasphemous propongono una formula ormai ricorrente: brevi intermezzi parlati o campionamenti di monologhi più o meno celebri che preparano il terreno al breakdown imminente (che, in un modo o nell’altro, arriverà sempre). Le dissonanze sparse qua e là contribuiscono a rendere il suono ancora più oscuro e pesante. Va anche sottolineato l’uso ben calibrato di basi ambient in tracce come stray, che aiutano ad accentuare l’atmosfera sinistra che i Throatcut vogliono evocare.
In conclusione, i Throatcut possono dirsi più che soddisfatti del lavoro fatto finora. Hanno confezionato un progetto che regge il confronto con le band più affermate del genere, colpendo sin dal primo ascolto. Mi auguro che nei prossimi lavori mantengano la stessa aggressività, arricchendola magari con quel tocco personale in più che possa davvero farli emergere dal mucchio. Perché, al momento, è proprio quello che ancora manca.




