Combust – Belly of the Beast

Recensione del disco “Belly of the Beast” (Triple B Records, 2025) dei Combust. A cura di Andrea Vecchio.

Dal vivo avevano tutti la maglia di Sick of it All. Ordinati, ragazzini per bene che sanno da dove vengono e per me può bastare questo, per poter parlare di una band hardcore composta da gente molto più giovane di me. Vengono da New York City e la cosa aiuta, di molto. Ma non fa niente, non cerchiamo inutili raccomandazioni. I Combust suonano, assieme ad una manciata di altre band americane, l’hardcore new school più fresco e nostalgico del momento. Killing Time, Forfeit, ma soprattutto Supertouch. Roba che fa veramente impazzire, se suonata come Dio comanda e riportata ai giorni nostri, nelle nostre vite.

Decisamente più metal rispetto al precedente “Another Life”, praticamente autoprodotto con Csah Only Records, questo nuovissimo “Belly of the Beast” spazia tra crossover e breakdown con una facilità disumana. Anche se è metal, non importa. 

La ricetta è quella che conosciamo tutti. Intro, riff, ritornello assonante e trascinato. Come una tradizione che si tramanda da secoli nei forni delle pievi, come il rituale delle pantofole quando rientri a casa dal lavoro. Voce cupa e disperata senza andare ad intaccare la comfort zone (Truth Hurts è addirittura commovente ), arroganza mai fine a se stessa anche se Everyone’s Enemy sembra un pezzo b-side dei Bitter End di “Climate of Fear”; stentoreo attaccamento alle proprie radici grazie alle collaborazioni con Danny Diablo, DMIZE e Mindforce. Anche se è metal, non importa:  Fear in the Streets è da antologia, per come viene costruita passo dopo passo. 

Dodici brani che concludono un puzzle, quello delle bands eredi del cosiddetto New York Hardcore, che era lì da finire da troppi anni. L’eredità di Cro-Mags, Gorilla Biscuits e Youth of Today non poteva essere ricalcolata grazie a semplici reunion tour: ci voleva qualcuno come i Combust ad iniziare a tracciare il solco. Anche se è metal, non importa: a me sarebbe bastato solo il marchio Trible B per credere in loro in maniera viscerale.

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