Cleopatrick – Fake Moon
Recensione del disco “Fake Moon” (Nowhere Special Recordings, 2025) dei Cleopatrick. A cura di Piermattia Vantaggi.
Il duo canadese Cleopatrick, composto da Luke Gruntz e Ian Fraser, è tornato con il proprio secondo album, “Fake Moon”, un’opera che segna un evidente passo avanti nel loro percorso musicale. Rispetto al debutto, caratterizzato da distorsioni grezze e un sound prevalentemente alternative rock, con influenze dirette e un approccio più ruvido, i ragazzi di Cobourg hanno scelto di esplorare una direzione più raffinata e sperimentale.
“Fake Moon” si tuffa in atmosfere post-rock, con arrangiamenti stratificati e un utilizzo più consapevole delle dinamiche sonore, che si fondono con elementi di elettronica lo-fi. Questo cambiamento offre un’esperienza musicale più eterea e intima, dove i suoni si sviluppano con calma, creando paesaggi sonori complessi e meditativi.
Per quanto riguarda i momenti più riusciti, spiccano sicuramente brani come BIG MACHINE, CHEW e LOVE YOU. Ogni traccia si distingue per una particolare attenzione nella costruzione e nella composizione, con arrangiamenti che denotano una cura meticolosa dei dettagli. La produzione e il mixaggio sono particolarmente curati, con una resa sonora che valorizza ogni singolo elemento musicale.
Nonostante ciò, non tutto è perfetto. In alcuni casi, la voce di Luke Gruntz, uno degli aspetti più affascinanti del sound dei Cleopatrick, finisce per essere soffocata da una produzione eccessiva. Questo rappresenta una vera e propria perdita, in quanto gran parte della forza e dell’identità del duo risiede proprio nella capacità espressiva e nel timbro distintivo del loro frontman.
Non sono particolarmente ancorato alle tradizioni musicali e, anzi, apprezzo sempre il coraggio di chi decide di sperimentare e rinnovarsi. Tuttavia, in questo caso, mi sembra che ci sia un’incertezza legata all’identità artistica del gruppo. Sebbene il disco sia interessante, ben realizzato e suonato con grande competenza, ho la sensazione che i cleopatrick non abbiano ancora completamente definito chi vogliono essere musicalmente.
Creare un album è sempre una sfida complessa, non solo sotto il profilo tecnico, ma anche in termini di contenuti e visione. In questo caso, forse il desiderio di evolversi non è stato accompagnato da una visione chiara e coerente del loro percorso artistico.
In conclusione, “Fake Moon” è senza dubbio un album valido, che mostra il coraggio e la voglia di evolversi del duo Cleopatrick. Tuttavia, in alcuni passaggi, l’album risulta offuscato da una produzione troppo invasiva, che tende a coprire e a nascondere alcuni degli aspetti più interessanti del loro sound. Inoltre, si percepisce una certa incertezza nelle scelte artistiche e nella realizzazione complessiva del progetto, come se la band stesse ancora cercando di definire pienamente la propria identità musicale. Questo genera un senso di frammentazione, dove alcune idee brillano, mentre altre sembrano poco chiare o incompiute. Nonostante queste difficoltà, l’album rimane un ascolto intrigante, che lascia sperare in future evoluzioni più consapevoli e mature.




