Super Topper – Super Topper

Recensione del disco “Super Topper” (Rocketman Records, 2025) dei Super Topper. A cura di Andrea Vecchio.

Da un presskit inviatomi qualche giorno fa leggo “emo rock alternativo sulla scia di Title Fight e Basement”. Mi ha sin da subito incuriosito, questa cosa. Perché anche se sono due gruppi che musicalmente non mi piacciono e trovo relativamente noiosi, prenderne ispirazione diretta non credo sia così facile. Leggo poi dalla loro bio che nel gruppo in questione, cioè i Super Topper dalla provincia di Milano, militino ex membri dei Karcavejia, band punk – hardcore famosissima in zona negli scorsi decenni, ma non di certo dedita al post hardcore o all’emo. Tutt’altro.

Va bene, allora iniziamo l’ascolto. Le informazioni fornitemi risultano sin da subito fuorvianti: l’omonimo disco di debutto della band, infatti, ha un ottimo attacco di chitarre di scuola Kina, per esempio. E nonostante la voce sia in totale disaccordo, come volumi e come impostazione, con la sezione strumentale d’insieme di questo primo brano, intitolato Tu non ritorni, la formula sembra funzionare. 

Il cantare in italiano canzoni come queste è sempre una scelta pericolosa, e in effetti in alcuni passaggi, come in Solo per un attimo, causa l’accumulo di sonorità e frangenti che rendono il tutto abbastanza confusionario e troppo altisonante. Non vi è nulla di sperimentale, quindi, in questo “Super Topper”: si tratta di punk rock veloce, incazzoso ed efficace, che strizza un occhio alla vecchia scuola e l’altro al pop più clamoroso, ma senza apportare troppe novità. 

È il retaggio di bands come Angeli che la fa da padrone, per esempio nell’ossessività con la quale viene ripetuto il binomio tra menzogna e dissimulazione nei testi delle canzoni, come in Va tutto bene, in cui troviamo però tantissima confusione nelle strofe a fronte di un ritornello che, in fin dei conti, funziona. L’unico brano puramente “post”, se così lo si può definire, è Un altro come me, che inizia con un bel giro alla Quicksand che si amalgama alla perfezione con le sonorità anni ’90.   

Magnolia è una ballata folk messa lì un po’ en passant che non fa che creare ancora più confusione, mentre la finale Il più alto dei rami è una lunga riflessione piena di promesse degna del più mediano rock italico. 

Nonostante le difficoltà nell’ascoltare questo “Super Topper”, il giudizio conclusivo però non può che essere positivo. Sicuramente questi tre lombardi hanno una loro fanbase pronta a supportarli e credo debbano puntare molto su questa posizione. Perché, ammetto, non è facile star dietro ad un genere come questo, per il quale la definizione più calzante non è nient’altro che punk rock. 

Fuori per la rocknrolissima Rocketman Records.

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