OK Go – AND THE ADJACENT POSSIBLE
Recensione del disco “AND THE ADJACENT POSSIBLE” (Paracadute, 2025) degli OK Go. A cura di Imma I.
Gli OK Go tornano con un nuovo album, “AND THE ADJACENT POSSIBLE”, a dieci anni dall’uscita di “Hungry Ghosts”, e per quanto l’effetto curiosità mi abbia conquistato dal primo momento non posso dire lo stesso dell’album che, nelle prime tracce, sembra presentarsi con rinnovato smalto, ma che in quelle finale diventa quasi noioso.
Dodici brani, si inizia con Impulse Purchase che è forse quello più radiofonico tra tutti, segue A Stone Only Ross Downhill che è accompagnata da un fenomenale video clip dinamico come sempre ci hanno abituati gli OK Go, stessa cosa da dirsi per il brano Love, dalle tinte più punk ed eccentriche. A Good, Good Day at Last è la migliore costruzione musicale dell’album per melodia e per testo, seguono poi le ballad Fantasy vs. Fantasy e This Is How It Ends, alle quali si aggiungono Going Home, Don’t Give Up Now, una dolce ninna nanna dedicata a un’amica malata di cancro. Take Me With You ci offre le note funky più acide e i giri di basso più avvolgenti, mentre Golden Devils è quella più rock con anche un assolo di chitarra elettrica dalle tinte nostalgiche.
Tutto sommato si tratta di un album discreto, ma negli ultimi dieci anni la musica ha subito dei cambiamenti e pretendere di ritornare facendo affidamento sul successo globale di decenni prima a questo giro non paga. I fan storici meritavano un ritorno più convincente e determinato, anche più accattivante e sbarazzino, troppe canzoni melodiche, troppe cose già sentite che non si lasciano ricordare. Impeccabili invece i video clip di visual art che accompagnano una gustosa visione, ma siamo qui per parlare di musica o di arti visive? Neanche il titolo dell’album, che si rifà all’omonimo concetto scientifico ideato dal ricercatore e biologo Stuart Kauffman, secondo il quale più si interagisce con ciò che ci è vicino più aumentano le possibilità di evolvere esplorando argomenti diversi ma collegati tra di loro, come una tesina concettuale, come può succedere con internet cercando un’informazione sulla musica e ci si ritrova a leggere di calcio, un concetto molto interessante da un punto di vista della conoscenza innovativa e che eleva da un punto di vista culturale l’album, ma c’è davvero bisogno di questo nella musica, o dovremmo star qui a parlare di strumenti, di canzoni, di arrangiamenti originali?
Ai posteri l’ardua sentenza.




