Plugs of Apocalypse – Am I Just Fading?
Recensione del disco “Am I Just Fading?” (autoproduzione, 2025) dei Plugs of Apocalypse. A cura di Haron Dini.
I Plugs of Apocalypse non sono nuovi agli appassionati del genere. La band romana ha sempre proposto un Deathcore dal sound moderno e complesso. Oggi possiamo definirli una formazione di metal moderno a tutti gli effetti. La loro storia, quella di Giorgio Della Posta, Sara Mun, Alessandro Sajeva, Iacopo Fichera, Davide Itri e Alessandro Cirlinci, è un percorso di continua evoluzione, in cui hanno saputo rimescolare le carte e aggiungere sempre qualcosa di originale, rimanendo al passo con i tempi.
Da “Deeper Than Hell” (2017) a “Stay” (2019) sono trascorsi due anni e molte cose sono cambiate. L’aggiunta di Alessandro Cirlinci ha portato un valore aggiunto, non solo come chitarrista solista, ma anche come sound designer, conferendo un tocco cinematografico alla produzione. Inoltre, da tre anni a questa parte, Sara Mun è entrata nella formazione, arricchendo il sound con performance melodiche e growl al fianco di Giorgio. Nel 2021 esce l’EP “Sad Songs For Sad Dreamers“, il lavoro più melodico della discografia dei POA, che si rivelerà cruciale per il disco attuale.
“Am I Just Fading?” nasce in un periodo particolare, frutto di un lungo processo creativo reso ancora più complesso dalle difficoltà legate alla pandemia. La band racconta:
La gestazione dell’album è durata quasi un anno. La fase di scrittura ci ha impegnati per sei mesi, ma la ricerca sonora e il sound design hanno prolungato il lavoro. Abbiamo introdotto chitarre a 8 corde per dare un’impronta moderna senza perdere le nostre radici. Il risultato rispecchia perfettamente ciò che vogliamo trasmettere: è un lavoro più maturo, frutto della nostra crescita sia artistica che umana. Anche se ci conosciamo da tempo, ogni nuovo percorso ci permette di evolverci e di aggiungere elementi sempre nuovi ai nostri lavori.
Se il metal moderno era già presente nei due album precedenti, “Am I Just Fading?” porta il tutto a un livello successivo, con maggiore accuratezza nei dettagli. Lo si percepisce già dalla traccia iniziale, Choke, che richiama melodie alla Spiritbox e culmina in un breakdown in pieno stile Architects. Il disco prosegue con Venom e I Wonder If You Hate Me, due brani accattivanti e dall’anima internazionale. L’album rappresenta un perfetto bilanciamento tra diverse sonorità, arrivando persino a toccare influenze ambient. Un elemento che spicca è la batteria estremamente tecnica, il cui comparto produttivo è stato affidato a Giuseppe Orlando, una figura di spicco nel metal italiano, noto per il suo lavoro con band come Rhapsody Of Fire e Hour Of Penance. Giorgio racconta:
Giuseppe è una vera pietra miliare per la produzione metal italiana. Abbiamo registrato le batterie con lui, e quando ti affidi a una personalità di questo calibro sai già di essere in ottime mani. Il risultato ci ha pienamente soddisfatti.
Il quarto singolo estratto, Piece By Piece, spezza il ritmo dell’album con una fusione tra metal ed elettronica, confermando la visione stilistica sfaccettata della band, che non si limita solo all’aggressività sonora. Deep Within riporta l’ascoltatore verso le radici della band, con un sound inconfondibile che si rifà al metalcore di punta di matrice statunitense.
L’ascolto prosegue con la ballad In The Dust, seguita da Tear My Soul Apart, che si discosta temporaneamente dal deathcore per esplorare nuove suggestioni, alcune intime ed emozionali, altre più retrò. Alessandro spiega:
Abbiamo cercato di mantenere la nostra identità, senza rinunciare alla sperimentazione. Ormai ci troviamo a nostro agio nel mescolare influenze e generi diversi, e questa eterogeneità è diventata una caratteristica della band. Quando ogni membro ha un background musicale diverso, possono nascere infinite possibilità.
Un aspetto interessante dell’album sono le tematiche affrontate. Alcuni brani raccontano storie personali della band, altri esplorano la fragilità dei rapporti interpersonali nella società moderna, sempre più influenzata dai social media. Questi temi, già trattati nei lavori precedenti, vengono ora approfonditi con una nuova consapevolezza e maturità, arricchiti da soluzioni melodiche evocative e cariche di pathos. Sara spiega:
Viviamo in un mondo dove tutto scorre veloce, dove devi catturare l’attenzione nel tempo di un video su TikTok. La nostra musica ruota attorno ai legami umani e all’abbandono. Riceviamo spesso messaggi di persone che trovano conforto nella nostra musica. Il titolo dell’album, ‘Am I Just Fading?’, riflette questa sensazione di dissolversi agli occhi degli altri, un tema che affrontiamo in modo iperbolico e metaforico. Spero che chi ascolta questo disco possa ritrovarsi in queste emozioni, così come è accaduto a noi.
Le tracce finali, Anchor e la title track di sei minuti, racchiudono l’essenza dell’album, presentando un’opera curata nei minimi dettagli e capace di condensare 10 anni di carriera in un’esperienza d’ascolto intensa ed equilibrata.
In definitiva, “Am I Just Fading?” è un album che merita l’attenzione di un pubblico non solo legato alla scena metalcore, ma anche di ascoltatori meno avvezzi al genere, grazie alla sua ricchezza sonora. Con oltre un milione di stream su Spotify, i Plugs of Apocalypse si confermano una delle realtà più interessanti della scena metal moderna italiana, contribuendo a dare nuova linfa a un genere che nel nostro Paese ha sempre dovuto faticare per emergere.




