Kali Uchis – Sincerely,

Recensione del disco “Sincerely,” (Capitol Records, 2025) di Kali Uchis. A cura di Alessandro Valli.

Dalla perdita di sua madre alla gravidanza del suo primo figlio, Kali Uchis ha passato un periodo saturo di eventi, eppure questo non l’ha limitata dal produrre nuova musica. Al contrario, ha servito da terreno fertile per far sbocciare un gioiello unico nella sua discografia.

Sincerely,” si distacca dal reggaeton sperimentale di “ORQUÍDEAS”. E’ un ritorno al sound più soave di “Red Moon in Venus” ma scaricato del suo tepore erotico e insufflato di una spiritualità del tutto inedita. Un’opera dal marchio Kali Uchis ma sorprendentemente cogitabonda e sognante, colmata di riflessioni esistenziali che la rendono senza ombra di dubbio l’album più introspettivo dell’artista. Non a caso è cantato interamente in inglese: una lingua universale che possa toccare i cuori di tutti gli ascoltatori e unirli in un santuario di meditazione. “Hey, could you quiet down? / There’s too many sounds / And the world could really use some rest” canta nell’intro Heaven Is a Home…

Kali scrive lettere intime al mondo nelle quali offre uno sguardo vulnerabile su come romanticizza la propria vita e quella delle persone a lei care. Daggers! è un melenso invito ad un’amica a trattarsi meglio e considerarsi meritevole “I hate the way that he treats you”. Il tema pensoso e la produzione dreamy sposano deliziosamente la voce eterea e arricchita da una raucedine materna della cantante colombiana, le cui influenze della musica jazz anni 60 trovano l’apice di espressione in questo lounge soffuso alla Julie London in “Make Love To Me”, speziato dei ritmi del doo-wop. Il culmine di ispirazione musicale trova luogo nella serena All I Can Say, dal lapalissiano modello di Only You dei The Platters.

La ponderazione raggiunge un tono teatrale nel lamento addolorato di Silk Lingerie, nell’enigmatico piano notturno di Territorial e nell’amore catartico di ILYSMIH, che conclude il disco su un passionale eco al chiaro di luna. Si percepisce fortemente la differenza di utilizzo dello spazio musicale rispetto al predecessore. Se “ORQUÍDEAS” strizzava un occhio per le sonorità da club ed era inondato di vocalizzi psichedelici, questo album rallenta ed estende l’intera consistenza d’ascolto con successioni di melodie semplicemente irresistibili, basti sentire il sontuoso ritornello di Sunshine & Rain…o le note celestiali di Sugar! Honey! Love!. Gli arrangiamenti opachi di Heaven is a Home…e la pastellata Lose My Cool, contribuiscono a rendere l’opera un rifugio dal caos esterno per avvolgersi in un velo di realtà edulcorata. L’artista pronuncia quasi un incantesimo protettivo attraverso gli statements di Angels All Around Me…Angels watching over me / Divine protection keeps us safe from harm, all along”, in un pezzo dagli echi alla Tyler, The Creator. 

La coesione del sound atta a non strappare questo velo flebile può risultare stucchevole, ma il perfetto flow da una traccia all’altra alleggerisce e intriga notevolmente l’ascolto. D’altronde con un’ulteriore sperimentazione si sarebbero forse perse l’intimità e trascendenza che tanto rendono questo opus prezioso.

Kali è diventata mamma e questo l’ha connessa alla natura e all’universo come mai fino ad ora e con “Sincerely,” celebra il potere curativo dell’amore e la ricerca di bellezza in un mondo spesso esagerato e tumultuoso.

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