Cynthia Erivo – I Forgive You
Recensione del disco “I Forgive You” (Verve / Republic, 2025) di Cynthia Erivo. A cura di Alessandro Valli.
Dal successo dell’adattamento cinematografico del musical Wicked, Cynthia Erivo pubblica a esatta mediana tra l’uscita del primo e secondo capitolo un album intitolato “I Forgive You”. Un momento a dir poco perfetto per cavalcare l’onda e incrementare la propria popolarità, eppure la cantante britannica ha deciso di quietare il mainstream della sua nuova immagine (diventata anche insieme a quella della collega Ariana Grande oggetto di meme che ormai hanno saturato il web), per offrirne subito una versione più vulnerabile.
Dimenticatevi dei belting, delle run e delle battle cries Elphabiane. Qui le cose si fanno serie ed introspettive e una voce powerhouse non sarebbe stata lo strumento migliore per esprimere una tale cagionevolezza emotiva. Lungo le 20 canzoni che compongono questo disco l’artista compie un doloroso viaggio dal cuore infranto della pungente You First all’accettazione e pace nella speranzosa Grace, affrontando tematiche di amore, sofferenza e perdono.
Le canzoni abbracciano uno squisito minimalismo che non rinuncia però alla ricerca sonora. Un impeccabile blend delicato di gospel, soul e R&B che oltre a funzionare tremendamente bene mette in risalto la voce pura di Cynthia, che vediamo ora come un angelo in bianco e nero piuttosto che come la strega verde dell’ovest.
I cori, soprattutto negli interludi, sono indubbiamente protagonisti del progetto, presenti in ogni singola traccia, da quelli angelici in Why a quelli spettrali in I Forgive You, dal solenne climax di Holy Refrain alle scheletriche ma confortanti voci complementari di Be Okay. L’attenzione gravita tutta intorno al canto di Cynthia, deserto, solitario, ma con un barlume di speranza.
Come crude gocce d’acqua in un bagno di redenzione, le tracce si riversano una dopo l’altra sul corpo nudo dell’ascoltatore. Questa è musica che parla allo spirito, o meglio, che apre l’anima come un libro e la legge in tutte le sue fragilità, accompagnandola nell’apprendimento e nella crescita.
Si passa dal risentimento : “My revenge I’ll conspire, prisoner of my own ire / You don’t deserve my mercy”
Alla saggia e vissuta risoluzione: “You’d be the lesson I’m seeking to learn”;
“All in the blink of an eye we’ve come to the end of our time / I hope I see you again”
Nell’andamento celestiale dell’acustica I Choose Love fino ai suoni della natura in How I Could Fall la fine dell’album lascia che la luce conduca alla liberazione e affermazione di sé, come attesta l’empowering Brick By Brick. Un disco che senza pomposità o esagerazioni racconta una storia con strumenti e produzioni genuine e semplici, ma con tanto sentimento.
Può anche essere un sound ripetuto un po’ troppo durante l’album, il quale avrebbe forse giovato dal taglio di qualche traccia, ma se c’è una cosa da dire è che Cynthia Erivo ne ha di gusto e si sente! Ci sono momenti unici e insoliti che rendono le canzoni coese ma diversificate a modo loro. Tra versi selvaggi e cori effervescenti in More Than Twice e la strofa rap dalla finezza e classe à la Little Simz in Push and Pull, o anche I fischi folk in Best For Me e Replay è indubbio che l’artista si sia divertita oltre che aver aperto il suo cuore durante la creazione di “I Forgive You”.
Ora che è uscito da poco l’acclamato “Wicked: For Good” insieme all’omonima raccolta di canzoni, che tra No Good Deed e For Good ha fatto innamorare i fan, quest’album forse passerà già in secondo piano nel panorama mainstream, ma rimane ad oggi una delle pubblicazioni più pregiate e interessanti dell’anno.




