Nils Frahm – Night

Recensione dell’EP “Night” (Leiter, 2025) di Nils Frahm. A cura di Sergio Bedessi.

Uscito il 9 maggio 2025 l’ultimo album di Nils Frahm, “Night”, pubblicato da Leiter, una sorta di complemento al precedente album dello stesso artista, “Day”, rilasciato poco più di un anno fa.

Sicuramente più cupo rispetto al precedente, il nuovo lavoro si mantiene peraltro nei canoni della sobrietà espressiva tipica di questo artista intimista, con aperture a sonorità eclettiche ma composte, di vario tipo. Si tratta di cinque pezzi che si muovono fra melodie accattivanti e vaghi richiami a pezzi classici e  che tendono a tracciare un insieme di paesaggi sonori, nel complesso meditativi. Le sonorità principali, oramai caratteristiche di Frahm, sono dovute essenzialmente all’uso del pianoforte disegnato e costruito da David Klavins in collaborazione con lo stesso Frahm, un pianoforte verticale dalle caratteristiche particolari, e non solo sonore: alto circa m 4,5, dal peso enorme (1.100 kg) e dal costo stratosferico (3.500.000 euro).

Nils Frahm, pianista e compositore tedesco, nato ad Amburgo nel 1982, è uno dei rappresentanti chiave di quella che può essere definita musica neoclassica, noto per le sue composizioni e i suoi live nei quali utilizza un mix di strumenti elettronici e strumenti tradizionali, anche vintage, come l’armonium, oppure rielaborati, come appunto il pianoforte Klavins 410, ma anche il pianoforte a una corda, per arrivare a strumenti quasi sconosciuti, come la glass harmonica, inventata da Benjamin Franklin nel 1761. La caratteristica principale dell’approccio non convenzionale alla produzione musicale di Frahm è quella della capacità di regalare all’ascoltatore emozioni delicate, mescolate a nostalgia profonda, una sorta di trance emotivo.

L’ultimo album, “Night”, risulta peraltro un po’ meno pregnante rispetto agli altri lavori e rispetto anche ai live di Frahm, sempre eccezionali sotto vari aspetti fra i quali quello del coinvolgimento del pubblico. Nel complesso i pezzi sono abbastanza omogenei, anche se alcuni inclinano alla letteratura chitarristica spagnola. Wesen si muove con le consuete sonorità del pianoforte di Frahm, con una melodia orientaleggiante in modo forse anche un po’ scontato, i rintocchi continui di sottofondo, doppie note in levare sul quarto precedente e in battere su quello successivo, che conferiscono un ritmo particolare al pezzo. Sempre in tonalità minore Listening Over, più riflessivo, molto lungo e che talvolta sembra richiamare qualche brano di Francisco Tàrrega, con una bella chiusura. Kanten spicca sulle altre per originalità, anche se le note basse iniziali sembrano rifarsi all’inizio del preludio della suite n. 1 per violoncello di Johann Sebastian Bach BWV 1007.

Complessivamente un album equilibrato, piacevolissimo all’ascolto, realizzato da uno degli artisti di spicco del genere.

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