Stereolab – Instant Holograms on Metal Film
Recensione del disco “Instant Holograms on Metal Film” (Duphonic UHF Disks/Warp, 2025) degli Stereolab. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.
Catapulta temporale, attivata. Rumore di lancio. Stereolab, nuovo album. Gli anni passati da “Not Music” sono quindici. Tanti, troppi, oggi, perché una band che comunque ha lasciato il segno lo faccia ancora. Però…
…però è ancor più evidente il tempo passato da questo “Instant Holograms on Metal Film” e tutta la parte di discografia Lætitia Sadier e Tim Gane e gli album orditi assieme a John McEntire prima e poi da mr. Tortoise e Jim O’Rourke assieme, ovvero quello che, almeno per il sottoscritto, è l’apice creativo degli anglo-francesi. Ora, non è una questione di cosa, ma di come e quando. I suoni fanno sempre la differenza. Però…
…però “Instant Holograms on Metal Film” è un disco di tutto rispetto. Il tempo, per Sadier e Gane, sembra non essere passato. È questo il “problema”? Anche no. O forse…A confondere le acque, o renderle ancor più tranquille, a ben vedere, sono brani come il singolo Aerial Troubles, perfetto com’è, le chitarre allineate, il motorik ancora “su di giri”, l’odore di french touch, quella morbidezza che, liricamente, diventa un dito puntato in faccia, quel ritornello “Greed is an unfillable hole (insatiable) / Avid the fear of death / Thirtsty is the fear of death (there is no way) / We can’t eat our way (out of it) / We can’t drink our way out of it no more”, cantato da Sadier, Xavi Munoz e Marie Merlet, mentre tutto attorno è solluchero. Distopic is our way out of it, dico io. Però…
…però è tutta una questione di quei micro-cambiamenti, tra un disco e l’altro, che facevano di ogni nuovo passo (benché di lato) un piccolo salto. O fanno? I sette minuti e mezzo di Melodie Is a Wound, con la coda divisa tra archi sintetici e sintesi ancor più sintetiche ha una suona funzionalità, un rimando kraut, magari troppo, magari non quanto quello di Vermona F Transistor, prima sospensione art pop, poi lancio interstellare (“I’m the creator of this reality (I’m the creator) / Not the joker who pretends a God to be (not the joker)”, è ancora Sadier a fare la differenza)? Il dream pop di Immortal Hands che vira acid house subito funkedelicato a ottoni spianati, gli 8-bit che gonfiano Electrified Teenybop!, fondando l’arcade pop del retro-futuro, i Sixties padroni di casa nelle due If You Remember I Forgot How to Dream, la prima lanciatissima loungejazzata, la seconda inchiodata in un cloud digitale kosmische, Le Coeur et la Force, tra chanson e bleep alieni. Però…
…però, al netto di qualche brano di troppo che indulge nella formula meglio espressa già dai propri “compagni di viaggio”, “Instant Holograms on Metal Film” è l’album che completa il discorso degli Stereolab interrotto tre lustri or sono. Non li porta avanti, non li fa nemmeno tornare del tutto indietro. È (un altro) passo di lato. Un po’ meno avventuroso, ma gli anni sono quelli che sono. Ci sarà un dopo? Un balzo e proprio? È quello che serve, altrimenti non ci sarà più molto da dire. Intanto…




