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Circuit des Yeux – Halo on the Inside

2025 - Matador
darkwave / industrial / dark folk

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Tracklist

1. Megaloner
2. Canopy of Eden
3. Skeleton Key
4. Anthem of Me
5. Cosmic Joke
6. Cathexis
7. Truth
8. Organ Bed
9. It Takes My Pain Away


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Basta l’attacco di cassa di Megaloner per capire a cosa si sta per andare incontro inoltrandosi in “Halo on the Inside”. Haley Fohr, o meglio Circuit des Yeux, ha cucinato qualcosa di veramente intenso, qui, qualcosa che nasce dalle viscere delle macchine e scava nell’animo umano. Produce Andrew Broder (già visto dalle parti di Lambchop e Moor Mother, non a caso), sì, ma mixa Marta Salogni. Sempre e giustamente lei.

Rovescia tutto, CdY, cambia il gioco, rivede il percorso e si inoltra altrove. Quelle influenze quasi “meccaniche” i cui accenni si potevano sentire nella seconda metà di “-io”, album del 2021, l’oscurità da sempre accarezzata ma vagliata attraverso suoni che non la lambivano completamente, qui è ombra che si staglia in tutte le direzioni. D’altronde le sessioni del nuovo lavoro si sono tenute tutte in assoluta solitudine dalle 21 alle 5 di mattina. Altra gamma di colori non poteva avere.

Anthem of Me, ritmica dilatazione e lirismo ampio, una mareggiata amareggiante, spazi senza fine a ondate distorte, dopo l’Army of Me islandese, ecco “It’s an anthem of me / It will rock you” chiacogano. Quel folk prima imperante, esce come mano di non-morto da tombe elettroniche e dominio sintetico, senti Skeleton Key e rabbrividisci nel crescendo, suono che si ingrossa oltre il limite e espianta tutto. La voce di Fohr è baritono notturno, fa ripensare, da sempre, a mostruosità folk apocalittico di altri tempi, qui abbracciate da un sound che ricorda una crasi devastante di sensazioni industriali coiliane potenziate, deathinjunismo dei primi tempi e deadcandancebrividi da oltremondo. Liriche che la tramutano in un’orchestra vivente (“Fade into my choral grin / I am a trumpet and I am arrived / I can make a radio break”), fantasma nella macchina, arpeggiatori elastici che investono Canopy of Eden, la fanno andare su e giù allo stremo. I sussurri deumanizzati di Cathexis sono solo parte del tutto, organica trasformazioni di un minimalismo melodioso fatto epicità.

Assenza di ritmo, macchinari inceppati, Cosmic Joke è un glitch al piano per software saltati, due minuti e mezzo di gelo rovente. Piano che innesta elettricità nell’extreme Eighties Organ Bed, “deep to infinity”. Truth teletrasporta su un dancefloor catacombale, evoca funkadelie allucinate, ripetizioni a ipnosi lucida (“Truth is just imagination of the mind”), come un drone stroboscopico, una discesa in un sottosuolo che Fohr occupa per intero, come suo regno esclusivo, assoluto, di bellezza umbratile e totalizzante.

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