A Dog Called Ego – Paper Boat
Recensione del disco “Paper Boat” (Self, 2025) degli A Dog Called Ego. A cura di Maria Balsamo.
Dopo due decenni passati in sordina, gli A Dog Called Ego tornano con un album raffinato ed emotivamente risonante. “Paper Boat”, scritto e registrato lo scorso inverno presso i Floor 16/18 Studios di Amburgo, è una potente dichiarazione di intenti. La band post-rock tedesca rilascia un manifesto della non appartenenza, della volontà di non seguire le tendenze.
“Paper Boat” attraversa il mare dell’introspezione con uno stile oscuro ma melodico, grezzo ma composto. Mescolando riff pesanti con paesaggi sonori cinematografici, il disco oscilla tra post-rock, metal e venature di grunge. Le influenze eclettiche, che richiamano stilemi alla Pink Floyd, King Crimson e Pearl Jam, non rendono però gli “A Dog Called Ego” dei manieristi.
Agli esordi la band ha fatto parlare di sé con l’album di debutto autoprodotto, “Living Seriously Damages Health” del 2006, acclamato dalla stampa come “il miglior debutto alternative/post-rock da anni”. Oggi, con “Paper Boat”, Christoph Härtwig (chitarra, voce), Dirk Bakker (batteria), Marcel Habbe (chitarra, voce) e Gregor Kaißer (basso) continuano a progredire artisticamente, attraverso un sound pienamente personale.
Hollow Tree, l’albero al cui interno costruire la nostra casa. Una corteccia forte e accogliente che riesce a custodire gli esseri umani che tremano, stanchi di fronteggiare gli assalti della realtà. Tempeste di chitarre accolgono la nostra resa al vento, al lasciarci accogliere dal tempo e dalla Natura che ci circonda.
Race To Ruin, la razza umana sta vivendo in un’era di distruzione. Corrotto dal denaro e dal potere, l’uomo sta lentamente trasformando le radici dell’esistenza. Il canto profetico si unisce al caos delle chitarre, generando e al contempo lenendo una crescente angoscia da ascolto. Paper Boat, una fragile nave che attraversa il mare notturno in tempesta. A guidare il nostro passaggio ci sono solo le stelle e il chiarore della luna. I cori dei marinai si innalzano al cielo per assorbire la paura del viaggio.
When All Is Said And Done, la ballad perfetta per concludere il viaggio del non ritorno. Il canto morbido e romantico si adagia sulle note pizzicate che fluttuano nell’aria. Nello scorrere lento del tempo il caos assorbe i nostri respiri fino a farli sentire irreali.
La musica evocativa di “Paper Boat” confonde i generi e si rifiuta di seguire le regole. L’album è stato scritto, eseguito e prodotto interamente dalla band, mixato da Christoph Härtwig al The Cave e masterizzato da Magnus Lindberg ai Redmount Studios di Stoccolma. Vanta quindi un’elaborazione indipendente. L’intenzione del team che ha dato luce a “Paper Boat” è quella di rendere empirico un passaggio artistico per gli A Dog Called Ego.
Sembrava assolutamente necessario superare le barriere della classicità per raggiungere forme nuove di unicità.




