Nowhere – Have You Done This Before

Recensione del disco “Have You Done This Before” (Beautiful Losers, 2025) di Nowhere. A cura di Paolo Esposito.

Per un decennio, Roberto Bonfissuto ha composto musica nel modus universalmente riconosciuto come indipendente: composizioni urgenti, polistrumentismo, registrazioni casalinghe che si portano dietro tutto il vissuto fatto di rumori di fondo, fruscii e qualche deviazione armonica tipici da presa diretta. Sogni, obiettivi concreti e orizzonti spazzati via nel 2019, quando il cuore di Roberto ha deciso di fermarsi lasciando a Giulio, suo fratello, un’eredità fatta di ricordi e arte. 

Moniker e titolo del disco sembrano un presagio, perché “Have You Done This Before” esce a nome Nowhere: musica qui e in nessun posto, eterea, prodotta e condotta nel tempo da uno spirito guida che nega l’oblio. Per mantenere saldo ogni elemento, Giulio e Andrea Liuzza di Beautiful Losers decidono quindi di celebrare il quarantesimo compleanno di Roberto con l’uscita del singolo che da il titolo al disco, cui segue la pubblicazione di un lavoro dicotomico: da un lato le parole, la musica e il canto di Roberto sono arrangiati e prodotti dai discografici, dall’altro ci sono le registrazioni originali riprese e restaurate da suo fratello.

L’inizio è sancito da My Youth, una ballata apparentemente innocua che piomba in un antro psichedelico, preludio ai riff ferrosi di Call Me Maybe, in cui si nota già un netto cambio nel registro vocale. Atmosfera invece più rilassata nella title track, un giro armonico semplice ma condito da interessanti spruzzate psych che fanno da ponte per Trucks, che gioca in diversi punti sul contrasto tra energia e minimalismo. L’esistenziale I Want A Piece Of Life assume invece connotati ipnotici, attraverso il cantato che si fonde con i riff di chitarra, i lenti rintocchi di batteria e i colpi di piano che di tanto in tanto ricorda la sua esistenza.

Ottimo il bilanciamento tra potenza e melodia in I Like You, I’m Like You, a metà strada tra songwriting e un hard rock di derivazione moderna. Ancora variazioni in Another Wicked Guy, laddove Roberto sfoggia un insospettabile falsetto che si adagia su più ordinari canoni melodici. Un’esplorazione che termina con l’acustica Don’t You Wanna Take My Gun, un ritorno ai temi tendenti al folk della title track. E’ l’anticamera del congedo, lo stanzino buio e polveroso dove è poggiato il carillon di Say Goodbye, con cui Roberto ci frega tutti e ci saluta, senza sapere che quella sarà l’ultima volta. 

Dal punto di vista tecnico è notevole la stratificazione di esperienze che “Have You Done This Before” si porta dietro: i dieci anni passati a comporre, suonare e sperimentare nuovi stili di canto si sentono tutti. Da questo punto di vista, sembra quasi di ascoltare una raccolta. Se – diversamente – si osservano gli aspetti prettamente musicali, il progetto Nowhere è estremamente interessante per la sua idea di fondo, vale a dire innestarsi in punti strategici della musica di ogni tempo, rivisitandoli senza per questo cavalcarne mai l’onda: ci sono richiami alla psichedelìa primordiale, al confine tra il grunge e ciò che lo ha generato, ai primi vagiti di garage-rock. Insomma, un lavoro composto da diversi collegamenti ipertestuali.

E fa tristezza pensare a quanto ancora Roberto potesse regalare a tutti noi. Peccato, ma grazie.

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