Rival Consoles – Landscape from Memory
Recensione del disco “Landscape from Memory” (Erased Tapes Records, 2025) di Rival Consoles. A cura di Sergio Bedessi.
Se apprezzate la musica elettronica avvincente e ricca di ispirazioni variegate canalizzate in una produzione musicale di alto livello, allora “Landscape from Memory” di Rival Consoles, uscito a luglio 2025 per Erased Tapes Records, è un album sicuramente da ascoltare.
Ricco di sfumature, questo nono lavoro di Ryan Lee West, conosciuto con il nome d’arte Rival Consoles, musicista elettronico britannico che vive a Londra, trae ispirazione da fonti di vario tipo, con una particolare attenzione alla realizzazione di atmosfere malinconiche, ingenerando nell’ascoltatore anche sensi di straniamento, alternando scansioni quasi da orologio a linee di sintetizzatore più morbide e avvolgenti.
Nel complesso quasi un arazzo musicale, un’evoluzione sicuramente meno sperimentale rispetto ai lavori precedenti dello stesso artista, un album più edulcorato con suoni maggiormente strutturati, un approccio che mostra comunque la grande capacità di questo artista di creare paesaggi sonori intricati, con profondità emotiva e trame sonore uniche.
Un risultato dovuto a un artista che fin da piccolo è stato affascinato dai suoni e dalla sperimentazione sonora, studiandola a fondo fino a laurearsi in questa materia alla De Montfort University (Leicester) e che con le sue performance video musicali programmate da lui stesso in Max/MSP ha partecipato a numerosi festival musicali (Mutek, Decibel, Big Ears, Berghain’s Pop-Kultur Festival), oltre a fare da supporto ad altri artisti come Clark, Nosaj Thing, Luke Abbott, Kiasmos.
È singolare che la casa discografica che ha pubblicato tutti i suoi lavori, la Erased Tapes Records, in questo momento storico costituisce una sorta di collante fra un gruppo di artisti che condividono tanto un approccio musicale innovativo quanto un gusto estetico comune, pur con stili musicali abbastanza differenti: da Nils Frahm, con le sue sonorità ambient sulle quali spicca il pianoforte preparato, a Peter Broderick con le sue composizioni orchestrali intimiste, da Ólafur Arnalds con la sua elettronica malinconica ed eterea a Rival Consoles, che propone all’ascoltatore una elettronica più dinamica e più schietta.
Nell’ultimo album di questo musicista si possono ascoltare armonie particolari, scandite da meccanismi che richiamano l’idea di un orologio (In Reverse), ma anche preludi costruiti con ritmi ossessivi frammentati da suoni sparsi (Catherine). I riverberi iniziali di Drum Song prima della partenza a ritmo ben si sposano con i successivi suoni bassi e profondi facendo rilevare una maestria compositiva peculiare, che si ripete, con altro metro, in Soft Gradient Beckons, un pezzo idoneo a generare nell’ascoltatore un senso di metamorfosi, grazie anche al continuo confronto delle sonorità cangianti con un suono costantemente presente, riferimento acustico indispensabile per conferire al pezzo questa peculiarità. Espansioni sonore che ricordano le onde marine, sia per le dinamiche che per le effettive sonorità, quelle rilevabili in Nocturne, un pezzo che conduce l’ascoltatore in un mondo malinconico, ma non triste, dove alla fine il ritmo confluisce nell’ambiente del temporale e della pioggia. 2 Forms è un pezzo eccezionale, di difficile inquadramento, con la prima parte tutto sommato abbastanza classica per questo genere di musica, la seconda con suoni industrial, quasi apocalittici; nel complesso sonorità opposte però ben congegnate e sostenute da un ritmo incessante, che si mantiene fino alla fine.
L’album alterna pezzi molto brevi, come Tape Loop, davvero un loop di suoni come annuncia lo stesso titolo, a pezzi molto lunghi come Known Shape, così come pezzi più tranquilli a pezzi maggiormente scanditi, come If Not Now, che con il suo incedere robusto e cadenzato e le continue espansioni e compressioni sonore ricorda un respiro umano.
“Landscape from Memory” è un album che piacerà sicuramente agli appassionati di musica elettronica, ma che può essere sicuramente apprezzato anche dagli ascoltatori che chiedono alla musica semplicemente di accompagnarli nei loro viaggi mentali.




