Bioscope – Gentō
Recensione del disco “Gent?” (earMUSIC, 2025) dei Bioscope. A cura di Gaetano Lauritano.
Cosa succede quando due amici di vecchia data si incontrano? Di solito si finisce a ricordare i vecchi tempi davanti ad un buon caffè, oppure può capitare di realizzare un disco.
Questo è quello che è capitato Thorsten Quaeschning dei Tangerine Dream e Steve Rothery dei Marillion. I due hanno già avuto modo di collaborare in alcune performance dal vivo, deliziando i fortunati presenti. Ricordiamo anche che Steve Rothery non è nuovo a lavori extra Marillion, diversi per impatto e sonorità. Vale la pena consigliare anche “The Ghosts of Pripyat” del 2014.
Dal 2020 i due hanno cominciato a tenere session di registrazione sia a Berlino che nello studio di Rothery, le ispirazioni sono state fondamentali per portare in porto un progetto che, forse, in tanti già si aspettavano. Le sensibilità musicali di questi due artisti sono molto affini e la loro collaborazione sembrava un matrimonio perfetto. Un po’ come accadde nel 2010 tra David Gilmour e gli Orb per il loro album “Metallic Spheres”.
Bioscope, il nome del progetto, si avvale della collaborazione di Alex Reves (Elbow) alla batteria ed è un lavoro di alta classe dove si fondono ambient, elettronica e progressive. “Gentō”, il titolo dell’album, è stato pubblicato in doppio cd + Blue Ray e digitale il 22 Agosto, mentre la versione in doppio vinile sarà disponibile il 29 Agosto.
Il disco si apre subito con una lunga suite di 20 minuti divisa in tre parti, Vanishing Point, un vero contenitore di suoni che contraddistingono sia i Tangerine Dream che Marillion. Rothery sembra attingere molto da “Marbles” e nella seconda parte si denota una affiatamento tra i suoi fraseggi e i tappeti sonori di Thorsten. Senza dubbio rappresenta un biglietto da visita importante per questo progetto. La title track è permeata dalle atmosfere tipiche di “Raum” e dell’eredità di Edgar Froese che Quaeschning porta avanti da anni. Il finale del brano ha una drammatica sequenza perfetta per un film thriller.
Kinetoscope è la seconda suite del disco e rappresenta un punto interessante che si stacca dai brani precedenti, maggiormente evocativo e più delicato nella prima parte, e pulsante per l’intera durata dell’opera. Bioscope è la terza suite del progetto, divisa in tre parti legate tra loro da una armonia sonora delicata ma con l’appoggio di un sapiente tappeto di Alex Reves. A completare questa impresa musicale ci pensa Kaleidoskope, i riff di Rothery trovano un valido supporto con il drumming di Reves che ben si presta a creare un amalgama con le ispirazioni dei due compagni.
“Gentō” è senza dubbio un lavoro dotato di grande spessore artistico, studiato e concepito per trasmettere emozioni e stimoli agli ascoltatori. Il livello dei due musicisti è di altissimo valore e viene dimostrato in ogni singola nota dove nessuno dei due cerca di sopraffare l’altro ma ognuno apporta il suo contributo con creatività e tecnica strumentale. Auguriamoci che sia solo il primo di una serie album e non un caso isolato come, purtroppo, spesso accade.




