Case Oats – Last Missouri Exit

Recensione del disco “Last Missouri Exit” (Merge Records, 2025) dei Case Oats. A cura di Gaetano Lauritano.

Se prendessimo uno shaker, quelli per fare i cocktail, e ci buttassimo dentro Edie Brickell, Cowboy Junkies e un pizzico di Jefferson Airplane, dopo averlo agitato per bene otterremo un ottimo alternative country.

Proprio quello dei Case Oats, una piccola band che sembra venire fuori dal cilindro di un mago. Direttamente da Chicago, hanno pubblicato il 22 Agosto il loro album di debutto, ”Last Missouri Exit ”, un ottimo mix di country e indie. Gli arrangiamenti non sono sofisticati, il suono è pulito e segue una linea chiara e semplice. Non ci sono fronzoli a distrarre l’ascolto ma ci si concentra sulle canzoni e si viene catapultati nei campi di grano della Corn Belt americana.

La band è formata da Spencer Tweedy (batteria), Max Subar (chitarra, pedal steel), Jason Ashworth (basso), Scott Daniel (fiddle), Nolan Chin (piano, organo) e Casey Gomez Walker voce e chitarra..

Già con Buick Door le carte sono chiare, un brano molto orecchiabile che rimane subito impresso nella memoria. Seguito da una canzone che appare quasi una cantilena, Nora sembra essere uscita da un film di Woody Allen, quelli degli anni ‘80 con i suoi monologhi. Il chitarrista Max Subar, tesse una splendida struttura con la sua chitarra che accompagna la voce di Casey.

In Bitter root lake, il singolo che ha preceduto l’album, la Walker conduce l’ascoltatore in un viaggio a piedi tra sentieri, boschi e colline.  Ottimo il lavoro di chitarra di Max Subar. Un brano da ascoltare seduto sotto un albero cuocendo dei Mash Mellows sul fuoco di un falò. La musica degli Case Oats è molto cinematografica, le immagini nella mente vengono da sole, ispirate dalle armonie della voce di Casey.

Kentucky Cave è un country molto melodico con una struttura musicale semplice. Con Seventeen lo stile Indie più puro prende il sopravvento, il canto è più introspettivo e un accompagnamento minimale. Wishing Stone è una splendida ballad molto intima con violino e batteria a caratterizzare il ritmo e l’atmosfera. Con In a Bungalow si ritorna attorno al fuoco, ognuno si perde nei suoi pensieri mentre la chitarra acustica scandisce gli accordi con decisione in un giro armonico semplice e trascinante. L’orecchiabilissima Tennesse si basa sul drumming deciso di Spencer Tweedy che stabilisce il ritmo di tutta la canzone con la Walker a seguirlo con un motivetto che è impossibile non fischiettare.

Hallelujia (tranquilli, non è l’ennesima cover di Cohen) ha un ritmo intrigante con un ottimo lavoro di chitarra con riff blusey molto interessanti (richiamando un Neil Young dei primi anni) che tessono armonie con la voce di Casey. Bluff è una galoppata lungo un fiume con un arpeggio di chitarra a segnare la strada. Il violino tesse un’armonia dolce e tenera. Il viaggio volge al termine ed è stata una bella avventura.

In conclusione, questo primo lavoro dei Case Oats, si presenta come un ottimo inizio di carriera, già molto apprezzati nella loro area, dovranno lavorare molto dal vivo per estendere ancora il loro talento e dimostrare che non sono una meteora nel panorama musicale.

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