Smerz – Big City Life
Recensione del disco “Big City Life” (Escho, 2025) delle Smerz. A cura di Joaldo N’kombo.
Quando “Believer“ uscì nel 2021, le Smerz, il duo composto dalle norvegesi Catharina Stoltenberg e Henriette Motzfeldt, proponevano al grande pubblico un album che nell’anima aveva radici pop soppiantate da paesaggi sonori e soluzioni armoniche che avvicinavano l’LP ad ambienti sonori piuttosto astratti, che favorivano il viaggio mentale piuttosto che fisico. Era qualcosa non tanto da ballare – se non a tratti -, quanto più da sentire.
A Maggio 2025 il duo riscopre la corporeità, i club, i suoni delle grandi città: le Smerz rilasciano “Big City Life“ per l’etichetta Escho. Un album che giunge dopo diversi singoli e collaborazioni (Allina) proponendosi come la sintesi di esperienze, viaggi e sentimenti. Protagonista è il suono delle scarpe che camminano sul marciapiede, quello dei clacson, del traffico, dei pettegolezzi metropolitani: insomma quel generale brusio di sottofondo profondamente urbano.
Lo sfondo quindi è chiaro, palpabile, e scorre con un ritmo trascinante ma minimale, fatto di drum machine, tastiere e sintetizzatori: un’orchestra lo-fi che accompagna una voce principale che ci sussurra nelle orecchie con un cantato parlato, delicato ma volitivo; non è raro che in un brano ci si ritrovi a sentire un tono quasi stanco o sbilenco mentre in un altro qualcosa di più sognante, etereo. Le Smerz giocano con samples semplici, immediati e diretti, fondati su un’estetica e una visione chiarissima, che riesce a rendere l’intero progetto intriso di una sorta di nostalgia (quel y2k che ultimamente va molto di moda).
La title track Big City Life imposta il mood dell’intero album: “Sometimes life can feel so wrong / I wake up early with nothing on / My room is an eternity (Mh) / The freedom of a big city (Big city life)” sono versi che esplicitano il disagio di una monotona routine urbana, rincarati poi dalla risata secca, tragicomica dei versi successivi: “The day goes by, don’t have much to say / I heard that they broke up, hahaha”. Ma ecco che già si cambia registro con suoni più up-beat; in Roll the Dice e Feisty il passeggero male di vivere lascia spazio alla festa, a un’energia girly che reclama la città come propria rendendola un grande club: “And if you look to the left / Don’t keep looking right / ‘Cause these streets are yours / Feel the music, roll the dice”.
Le serafiche tastiere di A Thousand Lies e l’ipnotica drum machine di Close, fanno da preludio alla canzone principe dell’album: You Got Time and I Got Money, una bellissima ballata romantica che, cantata con una timida amatorialità da karaoke, si solidifica come punto più alto dell’album. Le Smerz in questa canzone condensano una melodia semplice, sobria: la drum machine è immancabile facendo da cardine a un ritmo ornato da poche toccate di basso e qualche arco: il testo è una sincera lettera d’amore: “So put your hands around my body / I am yours and your, boy, only / You got time and I got money / So put your hands around me”. Big Dreams si rifà molto al dream-pop mentre Street Style funziona un po’ da raccordo transitivo verso un’altra hit: Imagine This, dove il parlato diventa la narrazione di una serata di amori e incertezze. Dreams torna verso un dream-pop glitchato, distorto ma dolce, per poi sfociare nella distolta Easy, che conclude l’album su un tappeto dalle ricamature hip-hop che in cuffia ci chiede: “Have I said too much? / Have I said too much?”.
“Big City Life“ è un album pieno di fascino che, unendo pop e lo-fi a segmenti dance e R&B, restituisce il perfetto sottofondo per le classiche passeggiate notturne o le immancabili avventure sul mezzo pubblico di turno. Le Smerz tornano con forza riesumando un modo d’essere e di vivere che si era visto forse l’anno scorso con “Brat“, seppur con sfumature ben diverse.
I 13 brani – per un totale di 38 minuti – di Catharina Stoltenberg e Henriette Motzfeldt riescono a materializzare un intero immaginario con forza dirompente, ascoltare “Big City Life“ significa catapultarsi in una realtà vivida – femminile -, fatta di feste, desiderio, clubbing e flirting, come anche di noia e routine. Tutto scorre alla perfezione, nulla è mai troppo, nulla è mai troppo poco, tant’è che ne risulta probabilmente uno degli highlight più luminosi del 2025 fino ad ora, trovando una sintesi gustosa tra suoni meditativi e pop, minimali e dance.
Il duo conferma come il panorama scandinavo, soprattutto quello rappresentato dall’etichetta Escho, sia una fucina di musica elettrizzante, da tenere d’occhio per il prossimo futuro.




