Elisa Begni – What Remains

Recensione del disco “What Remains” (Kono Dischi, 2025) di Elisa Begni. A cura di Matteo Baldi.

Elisa Begni è una cantautrice di base sul Lago Maggiore, già attiva nel progetto dream pop Bluedaze, con il quale ha dimostrato un grande talento artistico, vocale e scenico che è stato esplorato nel suo più intimo e malinconico riflesso in questo primo disco solista “What Remains” edito per Kono Dischi e prodotto, registrato e portato dal vivo assieme a Francesco Sergnese e al batterista Nicolò Cagnan, entrambi compagni di band nei Bluedaze.

La cosa che mi ha colpito di più, al di là delle disquisizioni tecniche, è l’urgenza e la necessità. Si sente in modo molto distinto che queste sono canzoni che hanno segnato dei momenti di vita importanti e che sono state d’aiuto o di sfogo per questioni magari troppo complesse da affrontare con le parole, situazioni che avevano bisogno di distendersi in un ambiente sicuro. Questa credo sia la vera essenza di un’artista, spogliarsi di ogni volontà e abbandonarsi alla pura necessità, al fluire delle emozioni che si traducono in musica senza averne paura, rimanendo in ascolto in quello che vuole uscire da noi stessi ed in questo Elisa è stata incredibilmente efficace.

Siamo davanti ad uno dei dischi cantautorali più interessanti e originali di quest’anno: gli arrangiamenti minimali e rarefatti conferiscono agli inquieti brani di questo disco un’aura eterea e calma seppure abbiano tutti una carica emotiva tutt’altro che tranquilla, lo spazio creato dai suoni permette all’ascoltatore di entrare in connessione profonda con questa musica, che riesce ad accompagnare con umiltà ma anche con sicurezza in questo percorso tortuoso e panoramico che lascia spesso a bocca aperta per l’ineffabilità e la grande sensibilità espressa.

I brani di “What Remains” starebbero bene come colonna sonora di un film d’autore. L’atmosfera è molto accentuata e si eleva a componente principale del disco assieme alla voce e alle parole di Elisa che riesce ad essere intensa e allo stesso tempo soffice, fragile e incisiva, la costruzione delle linee vocali poi non è mai banale e rimane sempre coerente con lo spirito silvano ed errante del disco. La scelta dei suoni e degli strumenti, come l’armonium o i tappeti di sintetizzatori o ancora la ritmica ben calibrata e mai invadente, è quanto mai azzeccata così come è evidente la chimica tra i musicisti che si conoscono e si completano con amorevole complicità.

Per me è difficile essere impressionato fino a questo punto da un disco, ma in questo caso non posso negare che Elisa Begni ha toccato le corde della mia anima in maniera gentile e delicata, facendole risuonare in modo armonioso, con quel tocco di malinconia che conferisce una profondità rara alla sua musica e al suo messaggio.

Ascoltare “What Remains” è come prendere parte ad un cammino attraverso le radure di un bosco antico, le foglie cadono lentamente, l’acqua di un torrente scroscia, il vento gelido accarezza il viso, ci sono segni di ere dimenticate e primordiali, il sole penetra con fatica tra le foglie e gli alberi ci avvolgono in un freddo abbraccio che sa di casa e di magia.

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