Demi Lovato – It’s Not That Deep
Recensione del disco “It’s Not That Deep” (Island, 2025) di Demi Lovato. A cura di Alessandro Valli.
Devo essere sincero, ero molto scettico appena ho saputo che Demi Lovato sarebbe tornata a fare pop, sopratutto dopo due capolavori come il catartico punk rock di “Holy Fvck” e la raccolta “Revamped” di singoli iconici rinfiammati da una scintilla rockettara. Un genere che calza a pennello la sua timbrica e che le ha permesso di giocare molto utilizzando la sua enorme estensione vocale. Ero insomma certo che con un ritorno al pop la sua musica avrebbe perso di qualità e originalità, ma mi sono ricreduto.
Se con i due album precedenti, carichi di tanta rabbia, si è appesantita nel superare traumi e controversie passate (dall’abuso di sostanze stupefacenti alla confusione sull’identità di genere), adesso è tornata con un obiettivo soltanto: divertirsi. Già dall’uscita del lead single Fast si era capito l’intento di ridar vita a “Popvato”, un perfetto apripista per spingere poi ancora di più. Sfrenate bombe come il baccanale erotico Kiss sembrano buttarsi direttamente nelle mani di dj pronte per essere remixate nei gay club. Il papabile nuovo singolo Frequency alterna un potente ritornello che sembra essere uscito dall’era di “Confident” ad un’instancabile Demi che esorta caparbia “fuck up the vibe” su un folgorante ritmo Edm. Per non parlare dell’energica traccia dance Here All Night che si avvicina molto alla pop perfection e contiene tra le performance vocali più brillanti dell’album.
It’s not that deep unless you want it to be
Un’immediatezza e frivolezza che per quanto possano alleggerire la musica e renderla non abbastanza ‘seria’ sono la cosa più genuina che la cantante possa esprimere, perché sono vere. Demi si è sposata, sa chi è ora più che mai ed è pronta a ballare e celebrare la vita. “I’m sorry for the starving, sorry for the burnout, sorry for the hurting but love how it turned out” canta sul lucente beat di Sorry to Myself che tanto ricorda Pink, dove sembra finalmente respirare la guarigione bramata in “Holy Fvck”.
Tra i fade-out anni ’90, i video musicali che trasudano la vitalità della nightlife newyorkese e la vibrante copertina, lo stile è chiaro: il disco è perfetto da ascoltare in un club della città che non dorme mai. La cantante ha promosso l’album durante l’estate quando ancora non era uscito facendolo suonare in pista in mezzo ai fan, senza sicurezza né distanza. Un debutto dannatamente efficace perché la musica è viva e di carnale integrità per Demi, che ora sa prendersi anche meno sul serio e dimostra una gran serenità con sé stessa, riciclando anche i suoi stessi vecchi meme con un velo di autoironia come strategia di marketing.
La copertina merita una speciale menzione per la sua monumentalità. Nel trambusto di un quartiere cittadino vediamo Demi concentrata, in posa e illuminata dai riflettori in mezzo ad un marasma di persone che svolgono attività quotidiane infischiandosene completamente dell’artista. Dalla perfezione dello scatto all’esegesi si attesta indubbiamente come una delle cover più comunicative dell’anno.
Avevamo dubbi che nonostante il titolo dell’album “It’s Not That Deep” ci sarebbero state comunque tracce ‘that deep’? assolutamente no. Eppure sono rimasto piacevolmente sorpreso da quanto bene si sposano con il resto del progetto l’ariosa power ballad Before I Knew You e Let You Go con i suoi synth anni 80 à la Never Gonna Give You Up, in cui la voce di Demi sembra sbocciare come un fiore.
Nella ballata di chiusura Ghost la cantante si augura che il suo amore possa seguirla nell’aldilà, su note dolci quanto potenti e istrioniche. Seppur la canzone risuoni un po’ fuori contesto dal resto delle tracce, il contributo di Zhone nella spirit box finale riconferma la natura e ispirazione prettamente elettroniche del disco.
“It’s Not That Deep” è un progetto che mai mi sarei aspettato impattasse così tanto e sentissi così solido. Un album che conferma come l’autenticità e la connessione artista-arte, accentate da un marketing strategico, siano in grado di innalzare incredibilmente la qualità del prodotto finale.




