Portugal. The Man – Shish

Recensione del disco “Shish” (KNIK / Thirty Tigers, 2025) dei Portugal. The Man. A cura di Francesco De Salvin.

Con “Shish“, i Portugal. The Man tornano a camminare sulle proprie gambe, piuttosto lontani dalle logiche ordinarie delle major e decisamente vicini, invece, alla loro natura più sperimentale. Dopo l’addio ad Atlantic, John Gourley e Zoe Manville firmano il loro decimo album come un manifesto di indipendenza e di sopravvivenza artistica. Un disco che gira intorno ad un’idea – forse un po’ utopistica – di libertà, ma anche di inquietudine, in cui ogni brano sembra nascere da un’urgenza più creativa che commerciale.

Ed in tal senso, Denali, il pezzo a cui è affidato il compito di aprire le danze, disorienta e affascina sin dal primissimo istante. Si tratta, infatti, di un turbine di chitarre metal, synth e melodie pop che si scontrano tra loro in cerca di un equilibrio. È un ingresso brusco ma rivelatore, quasi un biglietto da visita del caos controllato che percorre tutto il disco. Subito dopo arriva Pittman Ralliers, un’esplosione crust-punk che prova a mettere in chiaro le intenzioni del gruppo: nessuna comfort zone, solo istinto e rischio.
Non solo. Tra le fratture e gli eccessi, emergono momenti di sorprendente luminosità. Knik porta con sé una leggerezza patinata ma contagiosa, una ballata indie moderna che si trasforma in un muro di fuzz e groove degno dei Black Keys della prima ora. E quando serve una tregua, Gourley se la concede con Tanana, un brano dal respiro (troppo) radiofonico che nasconde però una sottile malinconia di fondo.

C’è qualcosa di volutamente ruvido in “Shish“, un disco che alterna sezioni abrasive e passaggi di pura melodia, dove ogni canzone sembra composta da frammenti di idee cuciti insieme con cura artigianale. Del resto, ben prima della pubblicazione del disco, il caro vecchio John aveva promesso il suo lavoro più intimo, e in effetti qua e là la scrittura si fa più rivelatrice, anche quando scivola in citazioni fin troppo esplicite — come l’ombra dei Nirvana che aleggia, in maniera sin troppo palese, su Angoon.

In soldoni, “Shish” è un album complesso, non sempre lineare, ma autentico nella sua confusione. Serve tempo per decifrarlo, ma la ricompensa è un ascolto vivo e pulsante, pieno di piccoli dettagli che riaffiorano a ogni passaggio. A conti fatti, è il ritratto di una band che, dopo anni di successi e live in giro per il mondo (è appena cominciato il nuovo tour), ha finalmente ritrovato il proprio baricentro.

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