Mormile – Miracoli, Catrame

Recensione del disco “Miracoli, Catrame” (FDAM, 2025) di Mormile. A cura di Francesco De Salvin.

Miracoli, Catrame“, il disco d’esordio di Mormile, cantautore indie-pop campano, si presenta come un lavoro compatto e misurato, in cui l’autore si muove tra richiami al songwriting scanzonato di Enzo Carella e Sergio Caputo, inflessioni funk partenopee e una discreta sensibilità melodica che guarda al pop anglosassone. Provando a scandagliare le pieghe più recondite, “Miracoli, Catrame” non cerca l’impatto immediato, preferendo invece costruire un piccolo universo simbolico in cui il tema dell’identità personale viene filtrato da immagini e personaggi dal tono surreale. È un disco che racconta senza eccedere, riuscendo a mantenere una sua leggerezza anche quando affronta questioni più intime.

L’apertura strumentale Filtro introduce con discrezione e prepara a un ascolto volutamente variegato. Subito dopo arriva In Abito da Sera, brano che sintetizza bene l’estetica del cantautore aversano tra sintetizzatori morbidi, struttura non convenzionale e un immaginario quasi cinematografico. Il pezzo funziona come presentazione del disco, anche se la sua brevità lascia la sensazione di un’idea che avrebbe potuto svilupparsi ulteriormente. Moquette Blu, invece, è un pezzo che funziona come buon antipasto dell’immaginario di Mormile: ironico, gradevole, incisivo, ma senza quel guizzo che caratterizza i momenti più riusciti del disco.

Con Fried Chicken il tono si fa più giocoso, pur restando coerente con l’indagine personale che attraversa tutto l’album. Mormile affronta il tema del “piacere che fa male” con un’ironia immediata, sostenuta da un ritornello efficace. La scelta di mantenere una certa imperfezione sembra intenzionale, coerente con la libertà espressiva che anima il progetto.

Il cuore dell’album si divide tra due momenti significativi: da un lato Comiche Annate Cosmiche, dove la doppia anima del cantautore emerge in una ballad che tiene insieme dimensione intima e il respiro indie-pop dell’opera; dall’altro Mari (Poltrona in pelle verde), probabilmente il miglior brano del lotto. Qui l’autore affina la sua scrittura con maggiore precisione: la melodia è solida, il refrain è gustoso, l’immaginario evocativo è senza forzature e l’emotività resta trattenuta ma ben percepibile. La chiusura, affidata alla title-track, conclude il percorso di “Miracoli, Catrame” come l’ultima tessera di un puzzle coeso.

Mormile esplora le proprie contraddizioni con equilibrio tra ironia e introspezione, evitando l’approccio didascalico. Ne risulta un debutto sobrio e imperfetto ma gradevolissimo, che mostra una voce già definita pur lasciando spazio a ulteriori sviluppi futuri.

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