
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Mai giudicare una band dalle foto, fa il detto. No? Meglio così, anche perché Tom Brooke e Tuomas Kainulainen, il primo natio di Leeds e il secondo finlandese, dallo scatto paiono tranquilli e invece suonano come devi veri demoni. Cerebrali, ma pur sempre demoni. Gold Vulcan è veramente un vulcano dorato, una colata di tempi dispari math che si incastrano perfettamente con un Medioriente chitarristico filtrato da pedali acidi e stratificazioni noise a palate. Se di trip si parla, si dice benone. Ovviamente certifica Pelagic Records, che non sbaglia un colpo, e che ad aprile butterà fuori l’album “Celebration“.

A giudicare da Skeleton Void a Parigi l’acido dev’essere una bontà, o quantomeno è l’idea che mi sono fatto io, perché l’effetto che ‘sto pezzo dei Decasia è esattamente quello di un viaggione interstellare seriamente spaventoso che finisce per prendere velocità fino a scoppiare di stonerockismo toale. Infatti tra le spire psych, che è pur vero che sembrano spirare dall’Arizona o giù di lì, parlano di astronauti che pensano di raggiungere chissà quale pianeta e invece si ritrovano perduti nello spazio. Sembrano veterani, eppure “An Endless Feast For Hyenas” è il loro album di debutto e vedrà la luce (delle stelle, presumo) in quel di aprile per Heavy Psych Sounds.

Devo ammetterlo, ho aperto il comunicato stampa e leggendo “Destabilizing black metal FFO Abigor, Godflesh, Prodigy, Tony MacAlpine” mi sono fermato un secondo a ragionare sul fatto di come black metal + Godflesh + Prodigy potesse farmi letteralmente impazzire subito. Ci ho visto giusto ed ecco che i finnici Vaina, rigorosamente senza volto né nomi propri, mi hanno lasciato interdetto. Anche il loro “Futue Te Ipsum” è un debutto (a marzo per Aesthetic Death) e io non ci sto credendo. I1 è un brano che destabilizzante lo è davvero, come dovrebbe essere il black metal. Non si allinea da nessuna parte, infarcito di elettronica, follia, grida ultraterrene e un ambience spaventosa.

Sebbene ancora senza nome, il quarto album del combo romeno Katharos XIII, uscirà questa primavera e conterrà ‘sto pezzone intitolato Neurastenia. Traendo ispirazione liricamente da Vonnegut e dall’immaginario di Tarkovski, il quintetto comprime nello stesso spazio angusto una tonnellata di doom infettato dalle spire più diaboliche di certo dark-jazz per una miscela da brividi. Di paura, è chiaro.

Amanti del post-metal, a rapporto. Il prossimo 21 marzo esce “Her“, nuovo album dei Gairo, band sarda pronta a dare alle stampe la propria seconda fatica discografica, firmata Drown Within Records in collaborazione con l’associazione Le Officine e ACME. Più Neurosis che Isis, giusto per dare qualche coordinata, ma quello che conta è dare un ascolto al primo estratto in anteprima Like An Elephant In A Sandstorm, un brano lungo lungo, come da tradizione del genere, in cui le caratteristiche della band sono tutte in bella mostra, compreso un uso molto interessante della voce. Ah, e il video, diretto da Nicola Olla, è bellissimo.

Ormai dei veterani della scena più sotterranea, i ravennati Rigolò, dopo 4 album di inediti e diverse partecipazioni a colonne sonore, sono pronte al ritorno. I See Your Smile, il nuovo singolo pubblicato questo mese, anticipa l’uscita di un nuovo album previsto per il 2022. Cosa dire? È un brano malinconico, a metà tra il post-rock e certo indie-rock (qualcuno ha detto Yo La Tengo) in cui una bella spinta la dà il violoncello, davvero quel punto in più nelle composizioni del quartetto. “I See Your Smile racconta di un sorriso mai visto, nascosto dietro giorni lunghi e privi di orizzonte“, dicono i Rigolò, e diteci voi se non è la descrizione di questi nostri giorni.

Allora, i Gurun Gurun sono un gruppo ceco, pronti al debutto con l’album “Uzu Oto” per l’etichetta peruviana Buh Records. Se questo esempio di globalizzazione virtuosa non bastasse, sappiate che il primo estratto in anteprima è realizzato con la partecipazione di Cuushe, una cantante giapponese e del connazionale Asuna, sound artist proveniente da Kanazawa. Se ancora la descrizione di questo bel melting-pot non fosse sufficiente, vi lasciamo qualche coordinata sonora: elettronica folle, improvvisazione spaziale e post-rock concettuale suonati con strumenti e non-strumenti musicali, a creare una vero e proprio universo parallelo di decostruzione musicale, in cui la voce di Cuushe seduce e inquieta al tempo stesso. Il disco esce l’11 marzo e si preannuncia molto interessante.