Impatto Sonoro
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Back In Time

Back In Time: THE CLASH – Sandinista! (1980)

The Clash

“Sandinista!” è un capitolo essenziale della storia della musica. Più semplicemente, un capolavoro. E, come tutti i capolavori, sfugge a qualsivoglia collocazione temporale, non ha età. È il punto di inizio di una scia imperitura che lo conserverà in tutta la sua limpidezza. Magari persino più attuale di trentotto anni fa.

Back In Time: LA DISPUTE – Somewhere At The Bottom Of The River Between Vega And Altair (2008)

La Dispute

Impatto, adrenalina, emotività, sentimento, forza quando necessaria, tranquillità quando dovuta: “Somewhere…” è e rimarrà uno di quegli album necessari e inossidabili, come l’amore che talvolta contraddistingue qualcosa che sembra impossibile da raggiungere, ma tanto vicino da poterlo sfiorare, osservare, apprezzare.

Back In Time: BLACK FLAG – Damaged (1981)

Nel primo full length dei californiani non c’è solo la mostrificazione del punk in voga in quegli anni, c’è un mondo che sferraglia di paure e odio, ferocia e clangore ma soprattutto di scenari futuri, e i più vecchi di voi lo sanno, eccome se lo sanno, anche se a furia di rimembrare i bei tempi andati si sono scordati della lezione impartita tra i tanti anche dai Black Flag, una lezione fatta di evoluzione e crescita, di commistione di generi e anti-passatista

Back In Time: THE ROOTS – Phrenology (2002)

Operando in maniera analoga a specialisti della commistione quali Beastie Boys e Prince, la band capitanata da Black Thought e Ahmir “?Love” Thompson approntava un succulento zibaldone in cui il classico groove in quattro quarti, veniva mandato alla scoperta di molteplici universi sonori.

Back In Time: ALICE IN CHAINS – Alice In Chains (1995)

Gli AIC non hanno mai sfruttato la loro fama, quando ci si aspettava un nuovo album hanno fatto uscire un EP acustico. E poi un altro. E poi? Un capolavoro che nessuno si aspettava. Questo.

Back In Time: THE RADIO DEPT – Lesser Matters (2003)

Radio Dept

“Lesser Matters” è un autentico gioiello pop degli anni zero. Un capolavoro troppo spesso dimenticato, di una band che non ha mai avvertito l’urgenza dei riflettori, ma che avrebbe meritato più attenzione di quella di cui ha goduto e gode tuttora.