Impatto Sonoro
Menu

Back In Time

[Back In Time]: EMINEM – The Slim Shady LP (1999)

Era soprattutto questo Eminem agli esordi: un enorme talento narrativo. Talvolta fine a sé stesso, atto solo a intrattenere chi è all’ascolto, spremendo fino all’ultima goccia una vena creativa apparentemente inesauribile. In altri casi in grado di colpire proprio laddove la società americana cela nervi scoperti e facilità all’indignazione.

[Back In Time]: RADIOHEAD – Pablo Honey (1993)

Radiohead

Per molti è stato un esordio sfalsato rispetto alla grandezza che raggiungeranno i Radiohead in seguito ma io non l’ho mai visto in questo modo. Si le sonorità sono molto semplici, classico british rock, ma a ben guardare ci sono cose che di solito nei gruppi di quel genere non si trovano. Del tipo, avevate mai notato che la strofa di “You” è in 23/8? 

[Back In Time]: QUICKSAND – Slip (1993)

Immaginate un albero genealogico della musica popolare. Ingrandite sulla sezione relativa al punk, poi su quella del post-hardcore. Ecco, se fate bene attenzione vedrete un ramo morto, che si separa dal resto e dal quale non emergono germogli o altri rami che si propaghino in altre direzioni. Su quel ramo vedrete inciso il nome Quicksand e il titolo di quest’album.

[Back In Time]: ZU – Carboniferous (2009)

Dieci anni, signore e signori, niente meno. Se questi due lustri me li sento sulle spalle ogni giorno, quando metto su il disco capolavoro degli Zu non sembra passato neppure un minuto da quando lo comprai e lo misi nello stereo, pronto a far tremare le pareti di casa mia che tremarono, oh se tremarono. E assieme a loro tremò tutto il mio essere.

Back In Time: GOOD RIDDANCE – Ballads From The Revolution (1998)

Good Riddance

L’unica certezza è che “Ballads From The Revolution” rimarrà imperterrito lì, come un tratto di marciapiede reso impervio dal ghiaccio fuori stagione, a farmi restare umano e cercare di farmi ricordare delle convinzioni di sempre dopo un inverno passato a contemplare le intemperie. Perdendo tempo.

[Back In Time]: BLUVERTIGO – Zero-Ovvero La Famosa Nevicata dell’85 (1999)

Nella loro “breve vita” i Bluvertigo fanno un percorso al contrario partendo da una psichedelia chimica tentando di batter strade fino a quel momento percorse solo nel sottosuolo e mai portate alle estreme conseguenze del pop e scoperchiano il vaso di Pandora giungendo a quello che sarà l’Ultimo Disco col piglio di chi vuole veder colare a picco le vendite ma rivoltando come un calzino la musica alternativa italiana