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Hidden Tracks

Hidden Tracks #25: Cani Dei Portici, Similou, Body Of Light, ÓREIDA, Empire State Bastard, Daniel Rotem, The Thugs

Hidden Tracks 24

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Cani Dei Portici – ASAP

Demetrio Spousinho e Claudio Adamo, o meglio i Cani Dei Portici, per mettere assieme graficamente il loro nuovo album “Hype For Nothing” (in uscita ad aprile per Time To Kill) e il video del singolo ASAP si rivolgono alle maestranze potenti del settore: da una parte la copertina disegnata dal mangaka Shintaro Kago, dall’altra le immagini bestiali Adult Swim oriented di Daniel Olivas (che lavora per l’emittente americana e ha lavorato all’allucinogeno “Robot Chicken”). Per quanto riguarda il contenuto sonoro ASAP è una mattonata da un minuto e venti secondi di distorsioni al limite dell’effetto “sifone rotto”, che si vi pare cosa brutta siete in errore. Violenza e disastro, ritmi serrati, chitarra mostro e batteria math che randella le gengive.

Similou – Fuga

(c) Federico Bevacqua

Amiamo i Movie Star Junkies, le loro lordure sonore, la materia rock presa e sbattuta ripetutamente contro il muro, la follia. Cosa c’entrano? Semplice: Vincenzo Marando è sia membro fondatore che chitarrista della band piemontese ma, oltre a questo, veste i panni di Similou. Fuga, il primo estratto dall’album giustamente intitolato “Inferno Bizzarro” in uscita ad aprile per Love Boat, è un piccolo satellite paranoico, chitarra che gira circolarmente, tex-mex fino al midollo, suoni recuperati (come le immagini dello straniante video), introiezioni campionate, piani elettrici che rintoccano. Ipnotico è dir poco.

Body Of Light – Never Ever

Photo by: Andrew Jarson and Peter Shikany

Questa wave Eighties che non si estingue mai porta tante oscenità ma, ogni tanto, ecco sbucare il diamante grezzo. Che poi grezzo mica tanto. Ascoltate Never Ever e capirete quanto gli statunitensi Body Of Light siano già avanti confronto a molti colleghi. Quel sassofono che ad un certo punto sbuca dal nulla è oro colato, le voci cristalline, la drum machine rigonfia. Si potrebbe dire che fanno synth-pop ma i fratelli Alex e Andrew Jarson preferiscono dire che fanno dance. Sì, la grande bestemmia del secolo scorso, con gli alternativi che al sol sentirla si arricciava il naso. Però sì, fanno dance, perché qui si balla. A mettere il cappello sul loro quarto album “Bitter Reflection” ci pensa Josh Eustis, ovvero quel signore che sta dietro Telefon Tel Aviv e The Black Queen. Il disco uscirà per Dais Records a giugno. Mentre aspettiamo balliamo.

ÓREIĐA – The Eternal

Poteva mancare del buon, (in)sano black metal? Proprio no. Þórir G. Jónsson, detto Thor, è l’uomo che si cela dietro ÓREIĐA e cammina sulle lande gelate della nativa Islanda assimilandone le spire di gelo restituendole sotto forma anzitutto di chitarre espanse nell’universo shoegaze, rumorose, droniche e sognanti incubi black della Seconda Ondata. The Eternal, brano di chiusura dell’omonimo album firmato Debemur Morti Productions, sembra un’onda infinita, un crescendo crepuscolare che coi suoi flutti si porta via tutta la luce rimasta del giorno.

Empire State Bastard – Harvest

Allora praticamentw ci sono Dave Lombardo, Simon Neil, cantante dei Biffy Clyro e Mike Vennart, ex chitarrista degli Oceansize che entrano in un bar e…no, dai, è uno scherzo. La cosa reale è che questo improbabile trio, con la complicità della bassista Naomi Macleod, si è unito in una nuova entità artistica chiamata Empire State Bastard che si dedica ad un grindcore death dei più slabbrati mai sentiti negli ultimi tempi, con tanto di momenti di aperture folli che ci riportano perfino ai Fantomas o ai Dillinger Escape Plan, insomma una figata (il buon Simon Neil proprio non ce lo immaginavamo così). Questo primo singolo, intitolato Harvest, è uscito pochissimi giorni fa, un primo lavoro in studio uscirà su Roadrunner Records e noi siamo carichi come molle impazzite, ma nel frattempo ci chiediamo dove mai si saranno incontrati questi 4 mattacchioni.

Daniel Rotem – Wave Nature

Photo: Brian Bixby

Della nuova scena jazz che imperversa, soprattutto da Oltremanica, non siamo dei grandissimi fan, ve lo diciamo chiaramente. Quindi farà un po’ strano trovare in questa rubrica questo brano di Daniel Rotem, che di quella scena sembrerebbe far parte. Sassofonista di origini israeliane, già collaboratore di Jeff Parker, Josh Johnson, Miguel Atwood-Ferguson, è pronto al debutto su lunga distanza con un disco firmato Foxy Digitalis e in uscita il prossimo 7 aprile. La title-track, Wave Nature, è invero molto bella e serafica, dietro al sax dal sapor mediorientale di Rotem si incastonano suoni elettronici, sperimentali e landscape ambientali. Noi gli daremo una chance.

The Thugs – Dark Waters

The Thugs altri non è che Nicola Giunta, fondatore dei Lay Llamas, band seminale per quanto concerne quella che è stata definita a ragione nuova psichedelia occulta italiana. A fine aprile debutterà con questo nuovo moniker su Love Boat Records con l’album “Holy Cobra Dub“, in compagnia del batterista Edoardo Guariento. La componente psichedelica è ben presente, ma è immersa in sound che sembra uscito da un viaggio acido tra il reggae e il dub degli anni ’70. Interessante, evocativo, emozionante, può piacere anche a chi non bazzica solitamente da quelle parti, un po’ come noi. Dark Waters è il primo estratto.

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