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Dor – In Circle

2023 - Drown Within Records / Toten Schwan Records
folk / post rock

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Tracklist

1. Horowitz
2. Black Maps
3. The Grave
4. Gomelez
5. Resting Ground
6. Oracle
7. Acabondo
8. El Fin


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Dor è un progetto musicale nato nel 2019. I primi due lavori autopubblicati (l’EP “Self Titled” e l’LP “The Dream In Which I Die”) sono stati scritti e registrati dal fondatore Francesco Fioretti, tra il 2019 e il 2020, mescolando elementi del lo-fi rock, dell’hauntology e dell’anti-folk americano. Il terzo disco, “In Circle”, è stato registrato e mixato nel Noise Lab di Giulianova da Sergio Pomante (The Break Beast, ex Ulan Bator, Sudoku killer), con la partecipazione di Massimo Fava al violino, Paolo Raineri (Ottone Pesante) alle trombe, Bruno Germano (Arto) al wurlitzer, Sergio Pomante al sax e Mario Di Battista (Ulan Bator, La Mala Sementa) al basso e alla seconda voce. 

Quando ho accettato di parlare di questo album ho pensato, come una pivella, che sarebbe stato facile, essendo “In Circle” in qualche modo ambientato anche in un Abruzzo più folkloristico e meno usuale di quello legato ai confetti e ai trabocchi.  Invece no. “In Circle” trae ispirazione dal romanzo di Jan Potocki Il manoscritto ritrovato a Saragozza ed è una confluenza di generi, suoni, suggestioni. È qualcosa che è noto perché in qualche modo mi appartiene, ma non conosciuto fino in fondo. Ascoltandolo e riascoltandolo senza mai annoiarmi, oltre alle influenze della musica klezmer ed est europea con elementi post-rock e alternative rock,  ho potuto riconoscere parte delle mie radici. O forse le ho proiettate io stessa nei paesaggi sonori ampi, malinconici, nebbiosi e nelle voci lontane e delicate di cui l’album è popolato. Il termine dor, in rumeno, sta ad indicare un complesso di stati d’animo che rimandano alla malinconia, alla nostalgia, a qualcosa che è stato vissuto e che si è perduto. Non so cosa ho smarrito, ma ascoltando “In Circle” sono certa di essermi lasciata qualcosa alle spalle. 

Horowitz è un omaggio, almeno nel titolo, all’omonimo pianista di cui Fioretti ne è conoscitore. Il video è una miscellanea di immagini di archivio sapientemente montate nel quale una Madonna che scappa (uno dei riti più sentiti in Abruzzo) corre avanti e indietro, dialogando con le immagini di bambini, adulti e montagne aspre, paesaggi innevati e sommosse. Immaginiamo in musica tutto questo: loop di chitarre che girano, per poi trasformarsi in qualcosa di più incalzante, ma in qualche modo più cupo. Il canto, che pensavo che in un album del genere potesse infastidirmi, è perfettamente incastrato con la melodia, creando una bella tensione narrativa. Una tensione che percorrerà tutto l’album.Black Maps è calma, autunnale e, da abruzzese che viene dalle montagne, non posso non tornare alla lentezza e agli odori di certe giornate infinite, eppure dolci, senza scampo.

In The Grave si ritorna al movimento, ai fiati che mettono in allerta, alle voci che alleggeriscono (o arricchiscono)  il ritmo klezmer in una delle sue espressioni migliori. Gomelez è una litania, una processione, un saluto. Ma non troppo definitivo, forse perché non si è mai pronti del tutto. Un momento di sospensione temporale e surrealista. Resting Ground e Oracolo conducono, non senza creare scenari cupi, verso gli ultimi due brani dell’album. Sebbene acabondo non significhi praticamente nulla, in spagnolo il termine acabar indica fine, termine. E ascoltando Acabondo sento la fine di qualcosa imminente, un distacco al quale non posso sottrarmi. I fiati che si intrecciano con la voce e con le percussioni sono commoventi. Tutto il brano lo è, non ci può difendere. 

Ed ecco che il cerchio si chiude con un ritmo ancestrale e solitario. El Fin chiude meravigliosamente “In Circle” con la sua idea di condurre verso la fine di un viaggio, anzi, di un cammino, decidete voi verso cosa. I suoni sono ovattati e minimali, esattamente come quelli che accompagnano l’uscita da mondi altri.

“In Circle” è un’esperienza di ascolto inusuale, che si pone equidistante tra il folk, la psichedelia occulta e post-alternative rock. Non è facile trovare una zona di ascolto tanto ricca nella ricerca e soprattutto nella risoluzione formale di tale ricerca. È un campo di forze autonomo che agisce su chi lo attraversa.

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