The Devil Wears Prada – Color Decay

Recensione del disco “Color Decay” (Solid State Records, 2023) dei The Devil Wears Prada. A cura di Patrick Dall’O’

I The Devil Wears Prada non hanno bisogno di presentazioni, sono ormai nel giro da quasi 20 anni e come per il sottoscritto hanno introdotto a quel genere che ogni mamma non vorrebbe tra le mura di casa.

I ragazzi di Dayton si presentarono nel lontano 2006 come una Christian Band ma con sonorità più estreme ed interessanti dei gruppi che circolavano in quegli anni, più il tempo passa più le sonorità diventano oscure e pesanti come può attestare Dead Throne, quarto album della band che sul fronte di art work e composizione è una pietra del genere.

Ma ora torniamo ai giorni nostri: “COLOR DECAY” era già stato pubblicato nel Settembre dello scorso anno però ora i TDWP ce lo propongono in maniera “estesa”, cioè, non con tracce aggiuntive bensì con la presenza di track acustiche e pezzi ricavati da vari live del loro ultimo tour.

Di fatto non è stato ben accolto dalla critica, soprattutto dai più affezionati, che lo avevano descritto come un album moscio e con lo stesso spirito di “The Act” , ma la domanda che mi pongo e voglio porre è: “Per quanto un gruppo può spingere sull’acceleratore senza sfracellarsi contro il muro del già sentito?”

Forse è lo stesso quesito che si è posto la band in questa fase di cambiamento e in effetti “COLOR DECAY” si presenta con un suono più preciso e limato nei punti giusti, non mancano anche le parti più pesanti dove Mike Hranica vocalist e colonna della band urla con un sentimentalismo che difficilmente si può trovare in questo genere, il tutto viene ammorbidito da ritornelli puliti eseguiti dall’altro membro storico Jeremy DePoyster. Le tracce in unplugged rendono il lavoro ancora più intimo di quel che era già ma senza stravolgimenti inappropriati, come ad esempio il fatto dia aver tenuto la voce “sporca” di Hranica. 

Tirando le somme si può dire che l’album è più che gradevole ed ogni singola traccia è una pennellata che ne disegna un integrità propria, nella speranza che la band abbia trovato quella dinamicità che forse mancava da tanto.

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