Stian Westerhus – SOTT

Recensione del disco “SOTT” (House Of Mythology, 2023) di Stian Westerhus. A cura di Fabio-Marco Ferragatta.

Il termine trilogia oggigiorno è un po’ desueto ma è così che vanno intesi “Amputation“, “Redundance” e “SOTT“, non tanto come dei concept ma come specifiche immagini di vita. Il primo esplode, il secondo si è messo a pulire il casino, questo, invece, è arrivato armato di martello e un pugno di chiodi da piantare nella bara.

Ok, Stian, ha del tutto senso, infatti il percorso che va dal 2016 a oggi tutto pare tranne che biforcuto, anzi, triforcuto e intricato: c’è linearità. Come una strada ben asfaltata che si affaccia su un paesaggio brullo e sperduto, un ambiente che è al tempo stesso freddo e caldo come un incendio. “SOTT” è forse anche più centrato dei suoi predecessori, diremmo più lineare e non sbaglieremmo di molto, anzi. Come le immagini di vita di cui sopra, dapprima in qualche modo “sfocate” ora acquisiscono nitidezza.

Westerhus dalle ultime scorribande al fianco degli Ulver mutua quel senso di “pop” artistico e delizioso che da un pezzo si sente mancare in giro e lo fa aderire al suo gusto per la sperimentazione più feroce, innestandola in canzoni vere e proprie. Da queste composizioni sono tante le sensazioni che scaturiscono inevitabili: perdita, rabbia strisciante, un tocco di solitudine e sospensione a tutto tondo. Innesti rumorosi convivono con tirate “post-punk” con batterie e bassi in tensione, come un cavo che da un grattacielo porta all’altro, blues profondo, toccante e slabbrato che ricorda molto da vicino il compianto Lanegan, falsetti yorkiani adagiati su folk sanguinosi, trascinati nella polvere e poi innalzati verso il cielo, aperture di chitarre che sembrano archi delicati piantati nel vuoto, un vuoto che torna ancora e ancora, diventa perno centrale di elettricità a basso voltaggio e spianate cosmiche, in assenza totale di ritmo, persi in quello che un disco come “SOTT” può essere, un formulario di sensazioni che lasciano stesi a terra in lacrime o persi in una città senza fine.

Ora che il percorso è terminato viene da chiedersi quale sarà il prossimo passo del chitarrista norvegese perché più in “su” di così non credo possa spingersi.

Post Simili