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Interviste

Brucia ancora, 20 anni dopo: intervista ai Meganoidi

In occasione dei 20 anni di Zeta Reticoli, uno dei brani più iconici dei Meganoidi e della musica alternativa italiana nella sua interezza, la band genovese ha pubblicato una nuova versione del brano, realizzata con la collaborazione di Cristiano Godano, voce e leader dei Marlene Kuntz.

E proprio in questi giorni, in cui cade l’anniversario dei fatti del G8 di Genova, cui il pezzo si ispirava, ci sembrava giusto approfittarne per scambiare qualche impressione con i Meganoidi e fare il punto, non solo sulla “nuova” Zeta Reticoli, ma anche sulla loro carriera lunga ormai più di 25 anni e sullo stato di salute della scena musicale italiana.

Siamo qui per celebrare i 20 anni di Zeta reticoli, uno dei brani più iconici dei Meganoidi e della musica alternativa italiana tutta. Avete deciso per l’occasione di far uscire una versione celebrativa del brano. Una versione diversa dall’originale…siete soddisfatti della riuscita del brano?

Noi assolutamente sì. Spesso capita che quando si fa un lavoro, il minuto subito dopo averlo finito si inizi a pensare “ma forse era meglio fare così ecc…”, ma questa volta, dopo mille ascolti e dopo l’uscita, non avremmo cambiato neanche una virgola.

Cristiano Godano è un grandissimo artista della scena rock italiana, ma propone delle sonorità diverse dalle vostre. Com’è nata questa collaborazione?

È nata solo ed esclusivamente dal rispetto e dall’ammirazione per lui come artista. Lo abbiamo chiamato per questo, non per un discorso di amicizia, perché direi che siamo diventati amici proprio grazie a questa collaborazione. In tutti questi anni ci siamo incrociati qualche volta, ma non abbiamo mai avuto la possibilità di confrontarci e passare del tempo insieme.

So che state lavorando anche a un altro featuring. Potete anticiparci qualcosa?

Stiamo finendo insieme a Cristiano una nuova versione del suo brano Ti Voglio Dire, ed è frutto proprio di questo incontro avvenuto per la registrazione di Zeta Reticoli. È un brano che noi amiamo particolarmente, uscito nel 2020 nel suo album solista, ma ora uscirà in una versione nuova, caratterizzata da un arrangiamento molto intimo e delicato.

Siete in giro con il “Brucia Ancora tour” e ci sono moltissime date già programmate per i prossimi mesi. Date che riscuotono sempre molto successo. Il vostro pubblico non ha mai smesso di seguirvi: siete in giro da tantissimo tempo, e negli anni avete esplorato diversi approcci musicali, scivolando tra vari generi musicali, sempre mantenendo forte la vostra identità. Credete che questo vi abbia permesso di coltivare il rapporto con i vostri fan?

Il nostro segreto è proprio quello di avere stretto un rapporto sincero e di rispetto nei confronti del nostro pubblico, che più che nostri fan, sono veri e propri amici ormai, una bella famiglia allargata dove esiste confronto, chiacchiere dopo il concerto e birretta insieme. Siamo in giro dal 1998 e, oltre a coloro che ci seguono da allora, si stanno unendo nuove generazioni, e questa è la cosa che ci rende più felici ed orgogliosi.

Negli anni avete proposto diverse versioni del vostro live: unplugged, full band, in duo e in trio… Riuscite sempre ad adattarvi facilmente alla situazione, sia in posti più raccolti sia sui grandi palchi. Questo vi aiuta a trovare molte più date e spazi dove suonare?

Il nostro intento è quello di portare la nostra musica a più persone possibile, e le varie formule che utilizziamo per farlo, permettono anche ai promoter che gestiscono circoli, club o spazi più intimi, di poter organizzare un nostro live.

In quale veste live vi sentite più a vostro agio?

Noi quando suoniamo, siamo a nostro agio in qualunque situazione. L’unplugged ha come caratteristica di ridurre la distanza tra band e pubblico, poiché sembra più un incontro tra amici di vecchia data, mentre il live elettrico si porta dietro tutta la potenza, il groove e la passionalità di matrice rock che da sempre nutre le nostre esibizioni.

Ancora a proposito di live, oggi si punta sempre più ai grandi eventi, in spazi immensi con centinaia di migliaia di persone. Non pensate che ci sia il rischio che si perda il contatto con il pubblico e che aumenti la distanza tra artista e fan? Preferite grossi live o situazioni più intime?

Puntare a fare i numeri a tutti i costi, addirittura inventandoseli a volte, crediamo sia la vera morte della musica e dell’arte in generale, non ha senso. Non è un discorso di grossi live o situazioni più intime: quando la musica arriva veramente si riesce ad essere intimi anche in uno stadio. Ma se ti riferisci al contatto con il pubblico, sicuramente le situazioni live più intime permettono un confronto diretto. Per molti potrebbe essere un trauma, per noi è pura energia e ci riempie di gioia il fatto che questa distanza non esista e che ci si possa abbracciare, confrontare e rivedere a distanza di anni negli stessi luoghi e in altri nuovi.

Facciamo un passo indietro. Genova 2001. Sono passati molti anni ma ci sono ancora diverse ferite aperte e proprio Zeta reticoli è una testimonianza e una memoria unica di quell’evento. Cosa ricordate di quei giorni? Che impatto hanno avuto su di voi e sulla vostra musica?

Tutti gli avvenimenti hanno avuto da sempre un impatto nell’arte, perché l’arte ha proprio lo scopo di provare ad avere una visione del futuro, liberandosi nel presente e guardando sempre dentro i vortici del passato. Il G8 è stato un avvenimento che ha segnato la nostra storia e non solo la nostra, se ancora oggi, a distanza di 23 anni, facciamo ancora domande riguardo questo. Di quei giorni ricordiamo che abbiamo suonato all’inaugurazione del G8 con i 99 Posse e Manu Chao, poi siamo partiti in tour e quindi abbiamo visto la nostra città ed i nostri amici dagli schermi del telegiornale e dai racconti arrivati durante telefonate. Ricordiamo sicuramente la sensazione di rabbia e tristezza, sentimenti che siamo riusciti a convogliare in modo positivo, ma senza dimenticare l’orrore di quei giorni.

Noto sempre più spesso che le giovani band emergenti cercano di farsi sentire anche esponendosi su temi sociali e politici, mentre gli artisti mainstream qualche volta (non sempre e non tutti) cavalcano l’onda senza dire mai nulla di significativo. La musica oggi è “impegnata”? Cos’è cambiato rispetto a venti anni fa?

In Italia più arrivi in alto, più hai paura di dire come la pensi, perché si è codardi e impauriti dal perdere il consenso, o ancora peggio… si è menefreghisti. Poi abbiamo la fortuna di maneggiare uno strumento straordinario che è la creatività: di temi sociali e politici, si può parlare tranquillamente senza dover andare a scomodare slogan da due lire o banalità di immensa sterilità. Noi personalmente parliamo di qualunque tema a modo nostro e non sapremmo farlo in modo diverso, ma per lo meno non ci preoccupiamo di quello che potrebbero pensare gli altri, perché siamo realmente indipendenti e autoprodotti, autodeterminati artisticamente ed estremamente sinceri.

Una domanda per chiudere: che programmi avete per il futuro dal punto di vista discografico? Da “Mescla” sono passati 4 anni, possiamo attenderci un vostro nuovo album?

Ne vedrete e sentirete delle belle, abbiamo tantissima carne al fuoco e per il momento andiamo in giro con il Brucia Ancora Tour, poi ci aggiorneremo ;-)

Grazie ragazzi per la vostra disponibilità, buona celebrazione e buon tour! Ci vediamo presto sotto palco.

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