
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

“È importante ricordare che tutti nel mondo siamo in qualche modo imparentati. Siamo tutti una famiglia e possiamo sempre stare dalla stessa parte“: è sulla base di questi buoni sentimenti che si struttura il ritorno da solista di Tess Parks, cantautrice canadese di nascita, londinese d’adozione, pupilla di Alain McGee. Crown Shy, brano che anticipa l’uscita del nuovo album “Pomegranade“, a ottobre su Fuzz Records, è un pop psichedelico e cinematografico perfetto per la fine dell’estate (ma quando finirà, poi?), piacerà agli amanti dei Mazzy Star e soprattutto a chi cammina in bilico tra dream pop e shoegaze (qualcuno ha detto Beach House?).

Black Pus è Brian Chippendale, batterista dei Lightning Bolt, e forse non serve aggiungere altro su Hungry Animal, primo estratto dal nuovo album di questo progetto dal nome respingente in uscita ad ottobre su Trill Jockey (si intitola “Terrestrial Seethings“). C’è Chippendale che urla tra mille filtri sopra un continuum di batteria infuocato e una linea di basso martellante e tamarra (nel senso più buono del termine), una scarica di foga ed elettricità ad alto voltaggio. È in realtà tutto come da pronostico, ma funziona alla grande, forse perché siamo inguaribili amanti del caos, forse perché dopo questo agosto di calma desertica una scossa ci vuol proprio.

Per gli amanti di musica giapponese e post-hc il nome di riferimento è sicuramente quello degli Envy, che per altro finalmente ad ottobre torneranno con un nuovo album. Chi è in cerca di nuovi nomi potrebbe però appuntarsi quello degli Asunojokei, che una decina di giorni fa hanno pubblicato il nuovo singolo In The City Where Cobalt Falls, probabilmente la prima anticipazione dal seguito dell’album di debutto “Island“, del 2022. Ci sono tutti gli ingredienti che vi aspettate, perfino l’estetica nostalgica: la grafica del singolo richiama infatti il formato dei CD da 8 cm, molto popolari in Giappone negli anni ’90. Musicalmente non ci sono solo gli Envy, ma ci ritrovate anche un po’ i primi Kvelertak, potrebbe funzionare ovviamente benissimo come sigla di qualche anime a tema sportivo.

Un paio di mesi fa ero ad un concerto di Bologna Violenta. A un certo punto Nicola Manzan ha dedicato non mi ricordo neanche più quale suo pezzo al Fentanyl. L’intento era chiaramente ironico, come per altro era il tenore del live fino a quel momento. Non tutti però l’hanno capito, una persona dal pubblico si è avvicinata al palco con fare aggressivo intimando a Manzan di smetterla di scherzare, smettere di suonare perfino, perché la gente di Fentanyl ci muore, cose così. Manzan cercava di spiegare che stava scherzando, che siamo tutti dalla stessa parte della barricata, quest’altro indietreggiava senza smettere di alzare la voce finché non è sparito nelle retrovie con la coda fra le gambe. L’ho trovata una scena surreale, se non del tutto patetica, ma anche per certi versi confortante. Ho pensato che il punk, inteso almeno come approccio, esiste ancora, non è del tutto anestetizzato, e il fatto che ci sia ancora qualcuno che non lo capisca e a cui certe cose danno fastidio mi ha rassicurato, perché il punk deve dare fastidio, deve essere di cattivo gusto. Tutto questo per dirvi che ieri è uscito Silver Hour, nuovo singolo di una band statunitense che si chiama proprio Fentanyl e che il mese prossimo debutterà con un disco omonimo (e andrà in tour, giustamente, con un’altra band che si chiama Mexican Coke). Il brano è in realtà il quarto estratto dal disco, sono tutti velocissimi e brevissimi, puramente punk (i nostri per altro provengono da altre realtà della scena Hc della Bay Area come Spiritual Cramp, Spy, e World Peace). Il rischio che sia solo una mossa di facciata, da poser insomma, è bello alto, lo capiremo meglio ascoltando il disco, ma intanto diamogli fiducia. E comunque volevo raccontarvi questa storia.

L’ammissione dovuta è che non siamo esperti della scena folk olandese, ma è proprio da quella che arriva Tonnie ‘broeder’ Dieleman (già visto dalle parti di Bonnie “Prince” Billy), metà dei De Mannen Broeders. L’altra è composta dal noi più noto Colin van Eeckhout, membro degli AMENRA. Quel che ne scaturisce è proprio un folk amaro, dalle tinte scure e sacrali, al limite del freddo perenne, come unico punto di calore la voce, corposa e presente. A dimostrazione di quanto detto trovate il primo estratto dall’album di debutto “Sober Maal“, in uscita a ottobre per Relapse Records, intitolato Grafschrift.