De Mannen Broeders – Sober Maal
Recensione del disco “Sober Maal” (Relapse Records, 2024) dei De Mannen Broeders. A cura di Emanuela Carsana.
Ci sono incontri che, pur nascendo dalla casualità, sembrano predestinati a generare qualcosa di straordinario. “Sober Maal”, il debutto dei De Mannen Broeders, è proprio una di queste opere. Frutto della collaborazione tra Colin H. van Eeckhout, frontman degli Amenra, e Tonnie “Broeder” Dieleman, cantautore folk olandese, l’album diventa un luogo dove ognuno può trovare il proprio significato, attraverso la fusione della pesantezza emotiva del post-metal con la delicatezza e l’introspezione del folk rurale.
Fin dal loro primo incontro, Colin e Tonnie hanno avvertito una connessione alchemica, un legame che trascendeva le loro differenze musicali. Entrambi segnati da perdite personali—Colin ha perso suo padre, Tonnie sua madre—hanno trovato nella musica un mezzo per elaborare il dolore e trasformarlo in arte. Questa comunione d’intenti si riflette potentemente in “Sober Maal”, esplorando temi universali come la morte, la spiritualità, la vulnerabilità e la speranza.
Registrato in soli cinque giorni nella seicentesca chiesa Doopsgezinde Kerk a Haarlem, nei Paesi Bassi, l’album è permeato da un’atmosfera sacra e intima. I suoni naturali dell’ambiente—il rimbombo dei passi sul pavimento di legno, il fruscio delle pagine sfogliate—si fondono con le melodie, diventandone parte integrante. La chiesa stessa diventa un ulteriore strumento, un luogo dove passato e presente si incontrano.
“Sober Maal” intreccia sonorità droniche, folk e ambient, arricchite da strumenti come il banjo, la ghironda, il pianoforte e l’imponente organo centrale suonato da Pim van der Werken, stretto collaboratore di Tonnie. Le voci di Colin e Tonnie si fondono armoniosamente, grazie anche al contributo del piccolo coro della chiesa e alla produzione di Tim de Gieter, bassista degli Amenra, aggiungendo profondità e solennità alle composizioni. Ogni brano è un affresco emotivo, un rituale catartico che invita l’ascoltatore a immergersi in riflessioni profonde.
Uno dei momenti più toccanti dell’album è il brano Grafschrift, ispirato all’epitaffio che il pastore protestante del XVIII secolo Ds Jan Scharp scrisse per il suo amico cattolico Johannes van der Walle. Nonostante le critiche dell’epoca, Scharp difese con forza il suo diritto di onorare l’amico, sottolineando l’importanza dell’umanità al di là delle divisioni religiose. Questa storia risuona con la missione dei De Mannen Broeders: abbattere le barriere e celebrare la connessione umana.
Un altro momento significativo è Verteere Heel, un brano che nasce dalla riflessione sul “respiro” come inizio del viaggio della vita. L’aria che anima l’organo del XVIII secolo diventa metafora del soffio vitale, e l’ispirazione fluisce liberamente, dando vita a una composizione che commuove e ispira.
L’album è arricchito da un artwork evocativo, che include pagine della Bibbia del padre di Tonnie e oggetti appartenuti ai nonni di entrambi gli artisti. La copertina, raffigurante una fotografia di rifugiati belgi che cercano riparo nella chiesa dopo la Prima Guerra Mondiale, sottolinea ulteriormente il legame tra passato e presente, tradizione e contemporaneità.
“Sober Maal” non è semplicemente un disco, ma un’esperienza spirituale. Colin e Tonnie abbracciano la vulnerabilità maschile, un aspetto che considerano fondamentale ma spesso difficile da esprimere nella nostra società. Attraverso le loro composizioni, trasformano questa fragilità in una forza trascendente, invitando l’ascoltatore a fare lo stesso e a riconoscere la bellezza nell’esposizione delle proprie emozioni più intime.
La loro esplorazione musicale supera i confini della religione istituzionalizzata, spesso vista con scetticismo perché percepita come una forza imposta. Come sottolinea Colin, la spiritualità è una scelta libera, un percorso personale che ci permette di immergerci nelle incomprensibili profondità della vita, lasciando spazio all’interpretazione individuale. La loro musica celebra la bellezza nell’oscurità, la speranza nel dolore, la connessione nell’isolamento. È un potente promemoria di come l’arte possa unire le persone, superare le divisioni e toccare le parti più intime di noi stessi.




