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Ottone Pesante – Scrolls of War

2024 - Aural Music
heavy brass metal

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Tracklist

1. LATE BRONZE AGE COLLAPSE
2. SONS OF DARKNESS AGAINST SONS OF SHIT
3. MEN KILL, CHILDREN DIE
4. TERUWAH
5. BATTLE OF QADESH
6. SLAUGHTER OF THE SLAINS
7. SEVEN


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Gli Ottone Pesante sono outsider e sono affamati. Paolo Ranieri (tromba), Francesco Bucci (trombone) e Beppe Mondini (batteria) continuano a dimostrarlo dal 2015 e con “Scrolls of War”, pubblicato il 18 ottobre 2024 per Aural Music, lo ribadiscono in modo definitivo. 

Non basta più dire che sono l’unica “heavy brass metal” band al mondo perchè il loro percorso di sperimentazione scardina le porte e si spoglia definitivamente di etichette. Non c’è aspetto del loro sound che non abbiano esplorato: sperimentano a 360° e lo fanno ovunque, dalla parte compositiva a quella timbrica, cavalcano i generi, dissacrano la tecnica fino a declinare il concept in tutti gli angoli dei loro album.

Scrolls of War” è il primo capitolo di una trilogia che esplora il ruolo storico degli strumenti a fiato nelle guerre, ispirandosi ai Manoscritti del Mar Morto, antichi testi rinvenuti tra il 1947 e il 1956 nelle Grotte di Qumran e datati tra il 150 a.C e il 70 d.C.. I Rotoli di Guerra – di cui sono parte – danno vita al titolo dell’album: narrano di come le forze del bene sconfiggeranno il male e del ruolo chiave di trombe e corni suonati dai sacerdoti sul campo di battaglia. “Scrolls of War” si ispira a questo ma è ciò che fa già parte della poietica del gruppo: ottoni, violenza, oscurità. 

Il nuovo disco rappresenta una progressione naturale rispetto a “DoomooD” del 2020. “DoomooD” è concepito in palindromi e ferree simmetrie (vi rimando all’intervista per approfondire), “Scrolls of War” invece è più diretto, più viscerale. E’ un assalto sonoro che alterna momenti di devastazione a pause cariche di tensione, come la prima linea di un esercito che si prepara all’impatto, come la polvere che si alza durante la battaglia. Se “DoomooD” era una lunga notte di preparazione, “Scrolls of War” è l’alba di una battaglia che gli Ottone Pesante sanno benissimo di vincere.

L’album inizia con Late Bronze Age Collapse. Gli ottoni, amplificati e distorti, marciano senza esitazione. Il contributo di Shane Embury al synth intensifica la sensazione di ordine e circolarità. Ci si muove alla cadenza di un passo pesante ed inesorabile. È una marcia potente che confluisce senza interruzioni nella traccia successiva. In Sons of Darkness Againt Sons of Shit gli ottoni si studiano, si annusano come due fazioni che si preparano allo scontro. Lo spoken-word annuncia l’inizio del combattimento. La traccia raggiunge uno dei momenti più intensi dell’album. C’è violenza, c’è coraggio, c’è sangue e dolore. È la guerra che confluisce nella più cruda delle verità Men Kill, Children Die.

La terza traccia Men Kill, Children Die è un monumento alla tragedia: l’apertura è maestosa, punteggiata da tagli sonori che feriscono come lame. L’ottone prende la parola ed è semantico, tanto evocativo da trasformarsi in immagini cinematografiche. Siamo nel campo dell’inesorabilità: gli uomini uccidono, i bambini muoiono. La disperazione si tinge di doom, e questo è uno degli elementi più nuovi dell’album, nonostante le origini si possano già trovare in “DoomooD“. Poi arriva Teruwah. Mi fermo sul titolo perché nulla con gli Ottone Pesante è lasciato al caso e tutto cela un valore secondario. Il significato della parola Teruah (in una delle sue versioni arcaiche) è “clangore di trombe” ma anche “grido di battaglia”, “forte rumore” e riporta dritti al concept di “Scrolls of War”. E’ un punto di congiuntura ed è che qui ritorna la furia con la virata verso uno speed metal tra i più classici e scontornato di ogni prevedibilità, impregnato com’è di contaminazioni.

Gli ottoni, che prima sembravano pesanti come macigni, adesso si muovono con la rapidità di una freccia scagliata. È un attacco sonoro frontale che ci porta dritti verso Battle of Qadesh, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. In Battle of Qadesh, la collaborazione con Lili Refrain aggiunge una dimensione nuova alle sonorità del gruppo. La sua voce, rituale e feroce, è il contrappunto perfetto alla furia di ottoni e batteria. In questo brano la band si posiziona oltre i propri confini: evira il desiderio di snaturare il suono originale degli ottoni e tromba e trombone tornano a essere ciò che sono, come in nessun altro momento. 

La tracklist si riequilibra con Slaughter of the Slains, ritornando al doom e a pesanti distorsioni atmosferiche, ma si tratta solo di una pausa strategica perché il brano ha l’impatto di un’azione lampo. Gli ottoni sussurrano intimidatori nell’aria, si lanciano in un attacco fulmineo e infine si ritirano per lasciare spazio a Seven. Seven è la summa delle sonorità che sono diventate il marchio di fabbrica del gruppo, ma allo stesso tempo il brano lascia un senso di sospensione verso ciò che accadrà.

Con “Scrolls of War”, gli Ottone Pesante hanno raggiunto la consapevolezza definitiva della propria potenza. Scavando da sempre con unghie e fiato nel sangue e nel suono, hanno affinato una solida tecnica compositiva e di manipolazione del sound: adesso non hanno più bisogno di etichette per definire la propria identità.

Dove ci porteranno le prossime sperimentazioni dei capitoli della trilogia?Come ci hanno anticipato nell’intervista… ancora più lontano.

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