La Furnasetta – Infernot
Recensione del disco “Infernot” (Drama Recorder/Solium Records, 2024) de La Furnasetta. A cura di Sara Fontana.
Lavoro fastidiosamente apprezzabile fin dalla sua traccia introduttiva, è una sovrapposizione di vari sound di generi musicali fino a diventare una massa noise continua con una ramificazione di urban lamentoso che si va ad incrociare a controcori punk vomitati e spregiudicati per poi passare ad un mood di bordoni ambient accompagnati da chitarre elettriche lontane, cavalcate punk-noise affossate dai reverberi presenti su ogni strumento. Persino gli assoli ed i ritmi trip-hop tendono a perdersi in questo infernale calderone poi si varia ancora tra dance, hardcore e così via.
L’album contiene anche due cover: Passione nera dei Nerorgasmo e Caffè nero bollente di Fiorella Mannoia, quest’ultima più interessante. La canzone originale, dai richiami femministi, viene rivista sia in senso musicale che di genere divenendo qualcosa di ossessivo. Ad esempio, il “non ho bisogno di te” che nella versione di Mannoia sembra un’affermazione, qui pare tramutarsi in una negazione passivo/aggressiva.
In “Infernot” forte è la narrazione di un’epoca particolarmente urticante; questo avviene sia tramite la musica che è una cornice degli accaduti ma anche coi titoli dei brani presenti nell’album ed i testi che essi siano più o meno comprensibili. Non è un album facile, non è leggero ed ha bisogno di ascolti plurimi per essere davvero apprezzato, ma di sicuro può anche avere momenti molto divertenti.
Insomma, La Furnasetta mette molto in difficoltà e questo a parere mio è un pregio. Dunque, viva l’underground ed i collettivi musicali.




