THUS LOVE – All Pleasure

Recensione del disco “All Pleasure” (Captured Tracks, 2024) dei THUS LOVE. A cura di Francesco Giordano.

All’università feci quest’esame di Storia delle religioni in cui mi ritrovai a studiare, oltre a qualche puntata dei Simpson (giuro), un fenomeno che mi colpì particolarmente: la secolarizzazione. In parole molto povere, questo è un fenomeno che, secondo il linguaggio teologico moderno, consiste nell’allontanarsi dagli schemi, dagli usi e dai costumi tradizionali, quindi anche da quelle posizioni dogmatiche e dai preconcetti preconfezionati, per avvicinarsi ad un qualcosa di nuovo e antico allo stesso tempo.

Recentemente, invece, sono stato ad un festival musicale a Melle, in provincia di Cuneo, la cui realtà è nata proprio nel momento in cui il fenomeno della secolarizzazione ha fatto breccia in qualche ragazzo del posto che, dalla città, ha deciso di tornare nel suo paese natale cercando di restituirgli un po’ di vita ed un po’ di movimento. 

Una cosa simile è successa anche ai THUS LOVE, gruppo di Brattleboro, Vermont, quando, anni fa, ha deciso di radunarsi intorno ad una comunità un po’ freak radunatasi e creatasi intorno ad un collettivo artistico autoctono. Questo processo mi affascina, capire il perché dei ragazzi possano voler mollare tutto per chiudersi in una piccola comunità campagnola o anche in una altrettanto piccola comunità cittadina. Son cose che non farei mai, mi sento troppo e troppo profondamente figlio della città. Delle sue comodità, del suo baccano. Eppure, questi ragazzi che prendono e che partono verso altre realtà hanno una piccola peculiarità che li contraddistingue: la loro arte riesce ad esplodere in tutto e per tutto.

I THUS LOVE tornano a due anni di distanza dal loro formidabile esordio, “Memorial“, datato 2022, che, usiamo questa tanto brutta quanto chiara espressione, li mise sulla mappa. Col loro post-punk esplicitamente aperto ed inclusivo verso il mondo e l’essenza queer, questo trio si fece conoscere in tutti gli Stati Uniti e non solo. Due anni dopo, dunque, sono tornati e la novità più interessante è sicuramente quella del cambio di formazione: out al basso Nathaniel Van Osdol e dentro al suo posto Ally Juleen e Shane Blank a chitarre e tastiere, che vanno ad unirsi ai due fondatori Echo Marshall (chitarra e voce) e Lu Rachine (batteria). Questo cambio di formazione ha aiutato la band a crescere e maturare grazie ad un periodo di profonde riflessioni durante il processo creativo di questo secondo disco, “All Pleasure“. 

Il disco viene registrato in uno studio decisamente rustico, un fienile riconvertito, da Matthew Hall e Rich Costey (masterizzato poi da Bob Weston), La particolarità sta nel fatto che la band ha cercato di registrarlo il più live possibile per cercare di mantenere quella pura gioia energetica che nasce dentro e fuori dalla sala prove quando si iniziano a condividere gli spazi per così tanto tempo. All Pleasure, quindi, pulsa energia e suona come se fosse un nuovo inizio per la band che ha cercato un sound più pieno e raffinato con quel tocco pop di ispirazione britannica. Il gruppo ha superato le sue radici orientate verso il punk, prediligendo un certo dinamismo: intrecci melodici su più strati e cambiamenti stilistici. Inoltre, il minimalismo della registrazione ha creato, almeno per me, una sensazione totalmente immersiva nel suono, nelle parole, insomma in tutto il pattern creato, come se fossi lì con loro nello studio fienile ogni volta che lo ascolto.

Addentrandosi nella complessità umana, ma soprattutto nella difficoltà dello scrivere, suonare e produrre un secondo disco, i THUS LOVE riescono a spazzare via ogni minima preoccupazione. Forse, a priori, dovremmo ringraziarli già solo per questo. 

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